Brianzecum

novembre 15, 2014

L’INTERVENTO MILITARE SECONDO DUE CARDINALI

TALVOLTA È INDISPENSABILE, MA VA TENTATA OGNI ALTRA VIA, SEMPRE NEL RISPETTO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

di Piero Stefani*

Intervento necessario. Il 12 novembre di undici anni fa ci fu il tragico attentato di Nassiriya in Iraq. In quella circostanza la celebrazione dei funerali di Stato per le 19 vittime italiane diede occasione al card. Camillo Ruini di rafforzare il suo disegno di rendere il cattolicesimo religione civile dell’Italia post democristiana. Nell’omelia Ruini riferendosi ai terroristi disse: «Non fuggiremo davanti a loro, anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio, l’energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo, anzi, non ci stancheremo di sforzarci di far loro capire che tutto l’impegno dell’Italia, compreso il suo coinvolgimento militare, è orientato a salvaguardare e a promuovere una convivenza umana». L’intervento militare era, dunque, presentato, senza esitazioni, come necessario.

Risposta non solo militare. Il 20 ottobre scorso durante il Concistoro dedicato al Medio Oriente ha preso la parola l’attuale Segretario di Stato vaticano card. Pietro Parolin. In undici anni molte cose sono cambiate. Tuttavia vi è una domanda che resta attuale: a quali condizioni è lecito usare la forza per fermare la violenza? Parolin è stato chiaro: «Al riguardo, si è ribadito che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, sempre, però, nel rispetto del diritto internazionale, come ha affermato anche il Santo Padre. Tuttavia si è visto con chiarezza che non si può affidare la risoluzione del problema alla sola risposta militare». Le parole del Segretario di Stato riformulano, in un linguaggio più sorvegliato, quanto detto dal papa in un’intervista concessa l’estate scorsa. In quell’occasione Francesco aveva affermato che è lecito fermare l’aggressore ingiusto, aggiungendo la precisazione che dovrà essere valutato con quali mezzi farlo. È fuori discussione che bisognerà attuarlo in un quadro di diritto internazionale; quanto ai mezzi, secondo Parolin, saranno militari, anche se non ci si dovrà limitare ad essi. Ciò non comporta ritornare alla tradizionale visione della guerra giusta; vuol dire solo essere consapevoli che a volte l’uso delle armi è inevitabile. Anche papa Francesco, suo malgrado, si è dovuto rassegnare a questa prospettiva.

*Il pensiero della settimana 497, fonte: http://pierostefani.myblog.it/2014/11/15/497-_-lintervento-militare-secondo-due-cardinali-16-11-2014/

2014-09-12 17.03.09

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