Brianzecum

luglio 31, 2008

L’INGIUSTIZIA CHE DERIVA DALLO SVILUPPO

SQUILIBRI SEMPRE DA GOVERNARE

OGGI ANCOR PIÙ SE SI VUOLE CONTENERE DISOCCUPAZIONE E PRECARIETÀ

 

I terroristi suicidi potrebbero avere, tra le motivazioni più o meno inconsce, anche la percezione di un’ingiustizia della società globale, che si accentua con lo sviluppo. È pressoché inevitabile che lo sviluppo non si ripartisca equamente tra persone, gruppi sociali, territori, ma favorisca alcuni a scapito di altri. E ciò tanto più iniquamente quanto meno lo sviluppo viene governato e orientato, in altre parole, quanto più si tratta di sviluppo selvaggio. Questo è, notoriamente, il tipo di sviluppo che tende ad affermarsi nella globalizzazione, perché i governi nazionali risultano sempre meno influenti rispetto ai grandi operatori economici multinazionali.

 

Su quasi 7 miliardi di persone del globo, solo 1 miliardo, decisamente una minoranza, vive oggi in aree sviluppate: sono concentrate nel Nordamerica, Europa occidentale, Giappone, Australia. Ma il loro potere politico, economico, scientifico, culturale è tuttora egemone, nonostante la rapida crescita delle “tigri” orientali . È difficile ipotizzare che queste aree si siano sviluppate solo per “merito” dei loro abitanti, della loro intelligenza, volontà, intraprendenza. A loro volta hanno ereditato condizioni favorevoli per lo sviluppo. Si pensi ad es. alla tratta degli schiavi: ha creato le condizioni per il grande sviluppo americano, grazie alla mano d’opera a basso costo, ma ha depauperato l’Africa della fondamentale risorsa umana, depauperamento che ancor oggi grava negativamente sullo sviluppo del continente nero. Analogamente il colonialismo ha operato per secoli un vero e proprio saccheggio dei paesi colonizzati. Un altro esempio significativo, presente ancora ai nostri giorni, può essere la “fuga dei cervelli”: chi ha studiato lascia le aree povere per trovare lavoro in quelle ricche, ma in tal modo depaupera le prime per arricchire ancor di più le seconde di quella risorsa che oggi viene riconosciuta sempre più come il fattore fondamentale dello sviluppo: il cervello, appunto. Spostamenti analoghi si manifestano spesso per un altro fattore indispensabile allo sviluppo, il capitale: i soldi risparmiati nella aree povere tendono ad essere investiti in quelle ricche, perché di solito rendono di più.

 

Processo cumulativo.  Ma vi sono altre vie per spiegare come avviene questo processo cumulativo di sviluppo nelle aree favorite e, viceversa, di impoverimento nelle altre. Gli scambi commerciali sono dominati da un principio di ineguaglianza: empiricamente è stato ampiamente dimostrato che ciò che producono i paesi più poveri (anzitutto materie prime agro-forestali e minerali) viene scambiato a prezzi decrescenti rispetto ai prezzi di quanto producono i paesi sviluppati: macchine, prodotti tecnologici e, oggi ancor più, beni immateriali, come brevetti, software, servizi (in particolare educazione e istruzione). Si comprende pertanto perché i rapporti di scambio tra paesi ricchi e poveri tendono sempre a favorire i primi. I beni immateriali, in particolare, hanno l’importante caratteristica di poter essere venduti ripetutamente, senza essere perduti da chi li vende e senza un aggancio, almeno tendenziale, col costo di produzione. Possono essere pertanto una fonte illimitata di guadagno – ne sa qualcosa Bill Gates, diventato trentenne l’uomo più ricco del mondo vendendo software. Oltre alle conoscenze, il mondo sviluppato detiene anche il quasi monopolio delle informazioni, perché in esso sono concentrate la stragrande maggioranza delle agenzie stampa e degli organi che incidono sull’opinione pubblica mondiale.

 

Dunque la ricchezza genera ulteriore ricchezza.  Ma per poter mantenere a lungo questo processo cumulativo, si rende necessario spostare sempre più in alto i livelli dei bisogni e stimolare sempre nuovi consumi. A ciò è preposta la pubblicità – che assorbe una quota sempre più alta del reddito nazionale, man mano che cresce lo sviluppo – ma anche l’informazione, le mode, gli spettacoli… che diffondono e rendono popolare un modo di vita sempre più consumista. Diffondono parallelamente una adeguata “cultura” che tende a misconoscere l’esistenza di limiti, di effetti negativi, che privilegia l’avere rispetto all’essere, l’apparenza rispetto alla realtà. L’unico antidoto contro questa “cultura” aggressiva e distruttrice è un elevato livello educativo che consenta di mantenere vivo il senso critico, di riportare le cose nella loro realtà, di non sottovalutare gli effetti negativi che si producono a livello umano, sociale, ambientale. In particolare di vedere e condannare le ingiustizie che lo sviluppo selvaggio genera nel mondo, accentuando gli squilibri tra persone, gruppi sociali, territori.

 

La teoria economica è anch’essa schierata, nella grande maggioranza, a favore del liberismo. Esalta il “mercato”, facendone sostanzialmente un fine, anziché un mezzo. Certo il mercato è utile in molti casi, ma affidarsi totalmente ad esso significa affidarsi ai grandi operatori che lo dominano e che già sono in grado di influire a proprio vantaggio sulle scelte dei consumatori e spesso anche su quelle degli stessi governi. Le teorie prevalenti tra gli economisti avallano sostanzialmente ogni forma di arricchimento anche speculativo o persino illecito, mentre un senso critico dovrebbe mostrare che in realtà molti arricchimenti comportano l’impoverimento di altre persone o gruppi. In particolare sembra incontestabile che le diverse forme speculative sempre in crescita – in campo finanziario, ma anche edilizio, ecc. – al posto dei tradizionali investimenti produttivi, sia la causa di fondo della mancanza di lavoro e precarietà per i giovani. L’ingiustizia nel mondo è sempre esistita, ma oggi sembra diventare soverchiante l’ingiustizia economica, conseguente in particolare a squilibri sempre più stridenti e alla mancanza di occupazione. Merita di essere approfondita nelle sue cause remote e prossime, a livello empirico e a livello teorico.

 

 

Per riflettere:

-lo sviluppo economico tende sempre a polarizzarsi;

-spostamento di risorse con processi cumulativi;

-tratta degli schiavi;

-colonialismo;

-fuga dei cervelli;

-scambi ineguali;

-beni immateriali, fonte illimitata di guadagno;

-monopolio delle informazioni e della pubblicità;

-aggressiva cultura consumista;

-unico antidoto: educazione e senso critico;

-speculazione come causa della mancanza di lavoro.


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