Brianzecum

novembre 7, 2014

LE BUONE NOTIZIE CHE NON PIACCIONO AL POTERE

NON VUOLE CHE CI INTERROGHIAMO SULLE CAUSE E SUI FINI. PREFERISCE CHE VIVIAMO NEL PRESENTE, COME GLI ANIMALI

spunti da un incontro col prof. Piero Giorgi*

Salute Molte cose non si dicono sui giornali o alla televisione, ma chi se ne intende le sa. Ad es. i medici sanno che il 70-80% delle malattie che ci colpiscono, oggi sono prevenibili: con adeguata alimentazione, igiene, movimento, ecc. Si conoscono (ma non si diffondono) molte cause alimentari delle malattie, specificamente eccessi di cibi ricchi e carenze di cibi poveri (v. Sintesi di epidemiologia alimentare). Ma la buona notizia è che attraverso la flora intestinale si possono migliorare le difese naturali dell’organismo, quindi essere più protetti non solo da malattie, ma anche da inquinamenti, parassiti, ecc. (v. Quei microbi che ci governano). Ovviamente la flora dipende anzitutto da quanto e cosa si mangia: ci potremmo così avvicinare al 100% di protezione. Si deve anche premettere che le cause delle malattie non sono sempre uniche (come il bacillo di Koch per la TBC) ma dipendono da diverse cause che si possono anche potenziare a vicenda: sbaglia dunque chi si rifiuta di recepire certi consigli appellandosi a considerazioni fatalistiche del tipo: tanto siamo tutti inquinati. Quella potrebbe essere proprio la goccia che fa traboccare il vaso. In sintesi, con un’alimentazione più povera, spendendo meno per il cibo, potremmo migliorare di molto la salute!

Violenza. Un’altra buona notizia riguarda la formazione del carattere. Oggi sappiamo che l’uomo non è violento per natura, ma lo può diventare (di solito lo diventa) per una educazione sbagliata. Lo dimostra chi studia il cervello umano. Nei primi anni di vita, quando è ancora in fase di formazione, il cervello si plasma e recepisce moltissimo, specie per quanto riguarda gli aspetti fondamentali della vita: il linguaggio, ad es., ma anche l’attitudine alla violenza o all’individualismo, piuttosto che a empatia, collaborazione con gli altri, senso della comunità, ecc. Ancora, gli studiosi della fisiologia cerebrale hanno scoperto i neuroni-specchio, che hanno la funzione di “metterci nei panni degli altri”, stimolando l’empatia. In breve, lungi dall’essere violento, l’uomo è per natura empatico, collaborativo, solidale con i membri del suo gruppo. Lo confermano anche gli studi archeologici, che non hanno trovato su milioni di reperti paleolitici, alcuna scena di uccisione di uomini tra loro. Questo è conforme a quanto avviene per tutti gli altri animali: neppure i più feroci uccidono di norma membri della propria specie. Scene di uccisioni e violenza tra uomini si trovano regolarmente soltanto a partire dal tardo neolitico, dopo il raggiungimento di ampie dimensioni urbane, stratificazione e gerarchizzazione della società, nonché il sorgere di problemi di controllo e ordine sociale. La violenza è un sottoprodotto sgradito della civiltà.

Evoluzione. Per il lungo periodo della sua esistenza, risalente attorno ai 150 mila anni fa, l’homo sapiens è stato tale, cioè non violento. Certo, ci saranno state liti, violenze e talvolta anche uccisioni tra quegli uomini, ma non tali da stimolare l’immaginazione collettiva: probabilmente il contrario, riprovazione. Infatti i popoli primitivi hanno messo a punto raffinati strumenti di intervento per prevenire i conflitti: gli anziani o i saggi del gruppo si rivolgevano ai potenziali contendenti, convincendoli ad una soluzione pacifica. Solo da un periodo di circa 5 millenni l’uomo è invece diventato violento e guerriero. Ma il suo cervello è rimasto quello di prima. L’evoluzione culturale è sempre molto più rapida di quella biologica: basti pensare che i lobi frontali (area del nostro cervello di formazione più recente, deputata alla mediazione sociale, che distingue il genere Homo dagli altri primati) ha richiesto per la sua formazione evolutiva qualcosa come un milione di anni. È pertanto assurdo pensare che il cervello umano si sia adattato alla violenza nel giro di pochi millenni: resta quello dei nostri antenati paleolitici e dei pochi nomadi cacciatori-raccoglitori tuttora esistenti. Cioè adatto alla cooperazione empatica piuttosto che alla competizione, a vivere in senso comunitario piuttosto che individualistico, alla pace piuttosto che alla violenza o la guerra. Che l’uomo non è adatto alla guerra può essere verificato dai suicidi o comunque dai danni psicologici, spesso irreversibili, che segnano i reduci dalle guerre moderne – sempre più inumane.

Indottrinamento subliminale. Ma perché l’uomo moderno, di natura nonviolenta, usa spesso la violenza? Perché è indottrinato dal potere, il quale ha sempre l’interesse ad avere di fronte persone individualiste ed egoiste, piuttosto che comunità mature, competenti e solidali. Oggi l’indottrinamento avviene soprattutto attraverso la televisione, nei cui programmi, specie di intrattenimento o di passatempo passivo, sono facilmente individuabili messaggi, subliminali o anche espliciti, inneggianti all’individualismo egoistico e alla violenza – oltre, ovviamente, al consumismo. Quello che è grave è che questi messaggi, anche senza accorgerci, vengono recepiti indirettamente dai bambini piccoli, che osservano il comportamento dei più grandi o degli adulti. E quanto acquisito da un cervello in formazione, come detto, rimane indelebile per tutta la vita.

Vivere nel presente, senza guardare al passato e tanto meno al futuro: questo è un altro messaggio subliminale che ci viene inculcato. Un motivo immediato sta nella spinta al consumismo: il consumatore non deve fare confronti, riflettere, pensare a cosa servirà il suo acquisto, ecc. Deve acquistare subito, compulsivamente. Ma forse c’è anche un motivo più profondo. Se si pensa ai due settori prima considerati, quello della salute e quello delle armi, si può notare che per entrambi manca la prevenzione. Le malattie potrebbero essere prevenute, se si facessero ricerche su ciò che le producono. Invece le ricerche sono solo sui farmaci per guarirle, dopo che si sono verificate. Questo evidentemente nell’interesse dell’imponente industria della malattia (case farmaceutiche, medici, ospedali…). Ma anche per la violenza e la guerra manca la prevenzione: a cominciare dall’educazione dei più piccoli, su su fino agli Stati, potrebbero essere messi in atto molti mezzi nonviolenti per prevenire e risolvere i conflitti (grandi illustratori dell’incredibile efficacia dei metodi nonviolenti sono, dopo Gandhi, Johan Galtung e Gene Sharp). Nel caso della violenza, oltre alla prevenzione, manca la vista lunga sul passato, nella fattispecie sulla nonviolenza dei nostri progenitori paleolitici. Due settori nei quali una vista lunga sul passato e sul futuro, nonché la considerazione delle cause e dei fini, davvero consentirebbero una enorme spending review, non solo per la società, ma anche per il singolo.

*il 20 sett. 2014 con i sigg. Brenna, Cesarini, Frey, Miori, Pasinetti, Ranci, in casa De Carlini. Bibliografia: Rivoluzione nonviolenta nella vita quotidiana, seconda parte http://www.neotopia.it/area_download.html

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