Brianzecum

gennaio 3, 2018

LA PACE CHE VIENE DAL PROFONDO

RIMUOVENDO ETERNO E GRAZIA SI PERDE LA CAPACITÀ DI COGLIERE IL NESSO TRA COSE DIVERSE, CIOÈ DI MEDITARE

di don Giorgio De Capitani*

Vuoto. Dopo una bella o buona scorpacciata di buonismi sentimentaloidi, eccone subito un’altra, apparentemente diversa, ma in continuità sul piano della pelle. Resterà sempre difficile spiegare il repentino passaggio dalla scorpacciata di buonismi natalizi alla scorpacciata di folli frenesie di fine anno. Difficile da spiegare, se poi le vittime sono i credenti o le comunità cristiane. Pensate: nel Mistero natalizio il tempo si riempie di grazia divina, e con l’ultimo dell’anno si vuole quasi ammazzare un tempo di grazia, cadendo nel vuoto di un altro anno, che non sembra promettere quella novità di grazia che tutti vorremmo. Mancano le premesse di un’apertura di spirito interiore, indispensabile per accogliere la novità della grazia. Il Figlio di Dio, o il Logos come scrive Giovanni nel Prologo, entra nel tempo per riempirlo di grazia, e in una notte (in quel secondo di tempo che va dalla fine di un anno all’inizio dell’anno entrante) si pensa di compiere un rito di scongiuro, antico ma sempre moderno, talmente sterile da far naufragare ogni speranza nel vuoto del nulla.

Tempo ed eternità. Sarebbe interessante, ma non credo che sia la Messa giusta e il giorno giusto, soffermarsi sul rapporto tra tempo ed eternità. Ma una cosa la devo dire: purtroppo ancora oggi abbiamo una concezione materiale o esteriore del tempo, quasi un contenitore dove succede di tutto alla rinfusa, dove mettiamo di nostro ogni prodotto di cose che si consumano e muoiono. Il tempo è un contenitore chiuso alla novità, e la Novità è l’Infinito di Dio che dà valore al tempo. Eppure, nella Bibbia si parla di pienezza dei tempi (ovvero i tempi si compiono con l’arrivo di qualcosa di grande che appartiene al mondo del Divino) o, più specificatamente, si parla di un’Ora, quella di Dio, che è l’Ora dello Spirito santo che santifica il tempo con la sua presenza. Non dimentichiamo le parole di Gesù alla Samaritana: «Viene l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». Ecco come si santifica o si eternizza il tempo: adorare Dio in spirito e verità. Mi chiedo come l’uomo moderno viva il suo tempo: come un contenitore di cose da consumare per farsi poi consumare dal tempo, oppure come un tempo di grazia, da vivere nella libertà dello Spirito santo?

L’eterno nel presente. Ieri sera ho ascoltato il discorso di fine anno di Sergio Mattarella. Il solito discorso a fior di pelle! Mai una parola sull’essere umano nella sua realtà interiore. Ma soprattutto non mi è piaciuta la frase: «Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l’avvenire, così deformando il rapporto con la realtà». Caro Presidente, se il presente non si fa eterno, tutto si fa una betoniera che stritola ogni essere umano. No! Non ci siamo! È l’eterno nel presente che dà valore al passato e al futuro. Altrimenti, il grosso animale, ovvero il sociale, che sembra l’ossessione del messaggio di una Chiesa che ha perso la testa uscendo fuori della realtà dello Spirito, divorerà anime e corpi.

Giornata della pace. Oggi è il primo dell’anno. La Chiesa, con Paolo VI, dal 1968, dedica il primo dell’anno alla pace. Sono passati cinquant’anni, sono stati scritti cinquanta messaggi da parte del papa, sono state fatte magari migliaia di marce per la pace. E tutto questo a che cosa è servito? Un tempo, si dava la colpa al potere, alle dittature, alle voglie espansionistiche di nazioni potenti, che creavano squilibri, ingiustizie, schiavitù dei più poveri che venivano sfruttati ai fini del benessere dei più ricchi. Sì, oggi c’è forse maggiore democrazia, maggiore coscienza di valori quali libertà e giustizia, si sono conquistati più diritti, ecc. Ma le cose non funzionano. Perché? A parte le planetarie ingiustizie del passato che pesano ancora, anche sulla società di oggi: il sangue vuole sangue, e c’è la vendetta dei poveri repressi. Ma c’è di più che non funziona, ed è il falso concetto di giustizia fondato sulla conquista dei diritti a discapito dei doveri. E questo si chiama egoismo. Ecco dove sta la cosa che oggi non funziona: uno squilibrio tra diritti e doveri. I veri doveri fanno parte del nostro essere: non sono quelli imposti dalla società o dalla chiesa, che sono obblighi più o meno istituzionali. I doveri dell’essere fanno parte di tutti, poveri e ricchi. Anche i poveri vanno educati al senso del dovere, perché, altrimenti, quando arriveranno a un certo benessere, diventeranno egoisti anche loro, contribuendo a creare una società squilibrata e ingiusta. Non dobbiamo accontentarci di dire: Oggi tocca a me star bene! Ne ho patite di ingiustizie! Il problema è un altro: come star bene tutti insieme. Ma che significa star bene?

Meditare. E qui tiro in ballo il terzo brano di oggi, ovvero le parole di Luca, quando scrive: «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore»”. L’italiano “meditare” traduce il verbo greco συμβάλλειν, che significa “mettere insieme”. Notate: la parola “simbolo” deriva proprio dal verbo greco “sun-ballo”. Col simbolo riesco a mettere insieme più pezzi per trovare il senso più profondo di una cosa. Meditare, dunque, significa trovare l’unitarietà di qualcosa che con i nostri occhi superficiali vediamo come spezzettata, divisa, composta di più cose magari inconciliabili tra loro. Maria, dunque, ha meditato su ciò che era successo in quei giorni, per trovare il senso profondo, quello di Dio. Non si era limitata a notare il succedersi degli avvenimenti, ma ha cercato il loro nesso profondo. La differenza tra superficialità/esteriorità e interiorità sta proprio qui: si è superficiali quando si è fuori del nostro essere, e allora vediamo e giudichiamo gli avvenimenti staccati tra loro, senza afferrarne un nesso. Se invece rientriamo dentro di noi, nello spirito riusciamo a cogliere l’unitarietà di un disegno. Lo Spirito divino ci aiuta a cogliere un disegno che, se rimaniamo fuori, resterà sempre incomprensibile. Vedete quanto sia importante ritornare nel nostro essere, se vogliamo ricomporre la frammentazione delle cose, di ciò che succede nel mondo. Anche questo significa volere la pace, che è armonia da cogliere nello spirito interiore.

*omelia del 1 gennaio 2018: ottava del Natale nella circoncisione del Signore (Nm 6,22-27; Fil 2,5-11; Lc 2,18-21). Fonte: http://www.dongiorgio.it/01/01/2018/omelie-2018-di-don-giorgio-messa-primo-dellanno-2018/

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