Brianzecum

luglio 24, 2018

MIGRANTI: DALLA PAURA ALL’ACCOGLIENZA

Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 8:56 pm

LA POSIZIONE DEI VESCOVI ITALIANI
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Gli occhi sbarrati e lo sguardo vitreo di chi si vede sottratto in extremis all’abisso che ha inghiottito altre vite umane sono solo l’ultima immagine di una tragedia alla quale non ci è dato di assuefarci.
Ci sentiamo responsabili di questo esercito di poveri, vittime di guerre e fame, di deserti e torture. È la storia sofferta di uomini e donne e bambini che – mentre impedisce di chiudere frontiere e alzare barriere – ci chiede di osare la solidarietà, la giustizia e la pace.
Come Pastori della Chiesa non pretendiamo di offrire soluzioni a buon mercato. Rispetto a quanto accade non intendiamo, però, né volgere lo sguardo altrove, né far nostre parole sprezzanti e atteggiamenti aggressivi. Non possiamo lasciare che inquietudini e paure condizionino le nostre scelte, determino le nostre risposte, alimentino un clima di diffidenza e disprezzo, di rabbia e rifiuto.
Animati dal Vangelo di Gesù Cristo continuiamo a prestare la nostra voce a chi ne è privo. Camminiamo con le nostre comunità cristiane, coinvolgendoci in un’accoglienza diffusa e capace di autentica fraternità. Guardiamo con gratitudine a quanti – accanto e insieme a noi – con la loro disponibilità sono segno di compassione, lungimiranza e coraggio, costruttori di una cultura inclusiva, capace di proteggere, promuovere e integrare.
Avvertiamo in maniera inequivocabile che la via per salvare la nostra stessa umanità dalla volgarità e dall’imbarbarimento passa dall’impegno a custodire la vita. Ogni vita. A partire da quella più esposta, umiliata e calpestata.

La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

Roma, 19 luglio 2018

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aprile 28, 2018

NUOVA AGENDA SULLE MIGRAZIONI IN ITALIA

Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 8:03 pm

IN VISTA DELLA SCADENZA ELETTORALE DEL 4-3-2018 E DATA LA CRISI CHE ATTRAVERSA L’EUROPA SUI TEMI DELLE MIGRAZIONI, UN GRUPPO DI ENTI CATTOLICI IMPEGNATI IN VARIO MODO IN QUESTO SETTORE, CHIEDONO L’APERTURA DI UN CONFRONTO, AVANZANDO SETTE PROPOSTE PER ALTRETTANTI AMBITI, NEI QUALI CONSIDERANO CRUCIALE INTERVENIRE AL PIÙ PRESTO. 8-2-2018
Fonte: http://www.nigrizia.it/notizia/nuova-agenda-sulle-migrazioni-in-italia

Gli enti cattolici impegnati a vario titolo nell’ambito delle migrazioni sentono la necessità di aprire uno spazio di confronto in cui dare voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale che individuano come prioritarie, per il bene di tanti uomini e donne di cui si impegnano a promuovere i diritti e la dignità.
Nell’orizzonte di un welfare che metta sempre più al centro una visione di comunità civile inclusiva e solidale, le migrazioni pongono questioni cruciali e non rimandabili e che riguardano tutti indipendentemente dalla provenienza.
I diversi schieramenti politici che si presentano al prossimo appuntamento elettorale sono chiamati ad esprimersi su come intendono affrontare tali questioni.
La crisi dei migranti che attraversa oggi l’Europa mette chiaramente in luce una crisi profonda dei valori comuni su cui l’Unione si dice fondata.
La questione delle migrazioni sembra essere diventata un banco di prova importante delle politiche europee e nazionali.
In tale contesto il fenomeno migratorio è cruciale per il futuro dell’Italia e occupa spazi sempre più rilevanti all’interno del dibattito pubblico e, lo sarà ancor di più in vista delle prossime scadenze elettorali. Per questo, riteniamo fondamentale creare occasioni di confronto schiette e costruttive, grazie alle quali gli schieramenti politici che si candidano a governare il Paese possano prendere impegni chiari e precisi nei confronti dell’opinione pubblica.
In quest’ottica, il presupposto è quello di uscire dalla logica emergenziale per ripensare il fenomeno migratorio con progettualità.
In questo quadro abbiamo comunque la certezza che nel Paese, quando si parla di immigrazione, esista un ampio bisogno di riflessione, azione e cambiamento che anima tanti cittadini. La campagna Ero straniero – L’umanità che fa bene, lanciata in aprile 2017 per cambiare la legge Bossi-Fini e conclusasi a ottobre con oltre 90 mila firme raccolte, lo ha confermato: esiste una forte domanda di informazione, di senso e di risposte concrete. A formularla è un numero crescente di cittadini che ha capito quanto sia cruciale per tutti affrontare il tema in maniera diversa.
Sulla base delle nostre esperienze sul campo, ispirandoci ai costanti appelli di Papa Francesco ad Accogliere, Proteggere, Promuovere, Integrare i migranti e i rifugiati, e richiamando i 20 punti proposti dal Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale del Vaticano per la stesura del Global Compact – l’accordo sui migranti e sui rifugiati che verrà adottato dalle Nazioni Unite nel 2018 -, abbiamo elaborato sette proposte per altrettanti ambiti nei quali è cruciale intervenire al più presto. Sono sette sfide che, citando proprio questo importante documento, vanno affrontate non solo per contribuire alla “protezione della dignità, dei diritti, e della libertà di tutti i soggetti di mobilità umana”, ma anche per “costruire una casa comune, inclusiva e sostenibile per tutti”.

AGENDA SULLE MIGRAZIONI, 7 PUNTI SPECIFICI:

1) Riforma della legge sulla cittadinanza
Da troppi anni il nostro Paese non adegua la sua legislazione sull’acquisizione della cittadinanza al mutato contesto sociale e troppi cittadini di fatto non sono riconosciuti tali dall’ordinamento. Varare un provvedimento che sani queste contraddizioni non è più rimandabile.

2) Nuove modalità di ingresso in Italia
Serve un nuovo quadro giuridico per accogliere quanti arrivano nel nostro Paese senza costringerli a chiedere asilo. A fronte di flussi migratori che gli esperti definiscono sempre più come misti, creare una divisione politica tra richiedenti asilo e “migranti economici” è difficile, anacronistico e inefficace. Bisogna andare oltre. Chiediamo una rapida riattivazione dei canali ordinari di ingresso che ormai da anni sono pressoché completamente chiusi, con l’inevitabile conseguenza di favorire gli ingressi e la permanenza irregolari. Per entrare in Italia secondo la legge servono modalità più flessibili e decisamente più efficienti, a cominciare da un immediato ritorno del decreto flussi, per arrivare fino a proposte più ampie e organiche di modifica del testo unico sull’immigrazione: permesso di soggiorno temporaneo per la ricerca di occupazione, attività d’intermediazione tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri non comunitari e reintroduzione del sistema dello sponsor (sistema a chiamata diretta).

3) Regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”
Gli stranieri irregolari, seguendo i modelli di Spagna e Germania, dovrebbero avere la possibilità di essere regolarizzati su base individuale, qualora dimostrino di avere un lavoro, di avere legami familiari comprovati oppure di non avere più relazioni col paese d’origine. Si tratterebbe di un permesso di soggiorno per comprovata integrazione, rinnovabile anche in caso di perdita del posto di lavoro alle condizioni già previste per il “permesso attesa occupazione”. Infine, il permesso di soggiorno per richiesta asilo si potrebbe trasformare in permesso di soggiorno per comprovata integrazione anche nel caso del richiedente asilo diniegato in via definitiva che abbia svolto un percorso fruttuoso di formazione e di integrazione.

4) Abrogazione del reato di clandestinità
Il reato di immigrazione clandestina, che è ingiusto, inefficace e controproducente, è ancora in vigore: va cancellato al più presto, abrogando l’articolo 10-bis del decreto legislativo 26 luglio 1998, n. 286.

5) Ampliamento della rete SPRAR
Lo squilibrio a favore dei Cas, i Centri di Accoglienza Straordinaria, è ancora troppo forte e a risentirne è la qualità dell’accoglienza. L’obiettivo deve essere riunificare nello SPRAR l’intero sistema, che deve tornare sotto un effettivo controllo pubblico, che deve prevedere l’inserimento dell’accoglienza tra le ordinarie funzioni amministrative degli enti locali e che deve aumentare in maniera sostanziale e rapida il numero di posti totali.

6) Valorizzazione e diffusione delle buone pratiche
Siamo ormai da tempo sommersi da casi di cattiva accoglienza. Esistono, sono purtroppo numerosi e non bisogna mai smettere di denunciarli con forza e rapidità, senza il minimo timore. C’è però anche un’altra faccia dell’accoglienza dei migranti, meno esposta e ben più positiva. Va raccontata il più possibile, proprio attraverso un osservatorio capace di individuare e diffondere le buone pratiche, affinché vengano il più possibile replicate.

7) Effettiva partecipazione alla vita democratica
Si prevede l’elettorato attivo e passivo per le elezioni amministrative a favore degli stranieri titolari del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Acli,
Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo (ASCS Onlus),
Associazione Papa Giovanni XXIII,
Azione Cattolica,
Centro Astalli,
Centro Missionario Francescano Onlus (Ordine dei Frati Minori Conventuali),
CNCA,
Missionari Comboniani,
Comunità Sant’Egidio,
Conferenza Istituti Missionari Italiani,
Federazione Salesiani per il Sociale,
Fondazione Casa della carità,
Fondazione Somaschi,
GiOC – Gioventù Operaia Cristiana,
Istituto Sturzo,
Movimento dei Focolari Italia,
Paxchristi,
Vides Italia.

aprile 23, 2018

PER PENSARE INSIEME

Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 7:11 am

UNDICI PUNTI SUL TEMA DEI MIGRANTI

1° salvare le vite;
2° impedire (scafisti) chi sfrutta i poveri; ma solo dopo e a condizione di salvare le vite e accompagnarle e accoglierle;
3° respingere i migranti, anche se vittime di sfruttamento criminale, è azione criminale, disumana, l’azione più illegale che si possa pensare; non esiste un essere umano clandestino o illegale; solo il violento è illegale
4° il governo, invece di frenare e ostacolare i soccorsi, organizzi canali umanitari e sicuri per migrazioni e accoglienza regolari (lo hanno fatto solo i volontari, valdesi e S. Egidio, nulla ha fatto lo stato), poiché il fenomeno migrazioni è inarrestabile, crescente per i prossimi decenni, è “segno dei tempi” e sarà positivo per la civiltà umana e la pace;
5° una grande organizzazione di navi e aerei a spese statali per prelevare, accompagnare, accogliere, chi deve fuggire, costerebbe enormemente di meno dei controlli militari sulle coste e sulle Ong, enormemente di meno della maledetta produzione italiana di armi (p. es. la follia degli F35 !!!), poi vendute a stati in guerra o a dittature, per andare a uccidere altri civili. Dirottare le spese militari su impieghi umanitari farebbe dell’Italia il primo paese civile al mondo.
6° ciò toglierebbe consenso “popolare” al governo? Ottimo segno, e sarebbe l’occasione per combattere umanamente le ideologie egoiste, sovraniste, nazionaliste, identitarie, razziste, che ingannano i poveri (già maltrattati dalla politica attuale) e li mettono contro i più poveri di loro.
7° la politica giusta deve non impedire, ma premiare le iniziative volontarie che anzitutto salvano le vite e sonopiù civili delle politiche statali, che privilegiano gli interessi parziali e materiali, più che l’umanità di tutti. Se le Ong hanno commesso errori, si avvisino e si tratti con loro, non si accusino né si impediscano, perché sono il maglio della nostra società.
8° adesso (notizia di sabato 12-8) Minniti ha emendato il suo codice (sull’imposizione di armati a bordo, e su … non ricordo ora), grazie alle critiche politiche e morali, e alle resistenze delle Ong. Bene, un piccolo passo nel riconoscere l’errore.
9° tutte queste cose si giudicano in base a coscienza, non a convenienza, e la coscienza è più della legge, più della chiesa e della Cei, e anche più del papa, sia pure Francesco. E, ovviamente, la coscienza conta più delle appartenenze e fedeltà di partito e politiche, più delle abitudini e delle paure. Si sta, chiunque sia, con chi sembra sulla linea più umana.
10° tutto questo è difficile e audace? Certo, ma è giusto e necessario. Ed è la linea più sicura per il futuro. Oppure fare come la coppia di gemelli Trump-bullo-atomico-coreano?
11° Ragione e passione. La ragione umana non è una macchinetta calcolatrice, ma è luce interiore guidata e orientata dalla passione per la giustizia. L’etica della responsabilità vigila per non fare danni ai valori umani universali, anche se turba qualcosa del “disordine stabilito” (Mounier), perciò si fa guidare dall’etica dei principi etici essenziali universali (Weltethos), che il pensiero migliore individua. La politica corrente è in ritardo di secoli sull’evoluzione umana.
Enrico Peyretti 12-8-2017

“Tratterete lo straniero, che abita fra di voi, come chi è
nato fra di voi; tu lo amerai come te stesso”. “Avrete una
stessa legge tanto per lo straniero, quanto per il nativo
del paese” (Bibbia, Levitico 19,34 e 24,22).

GENERALMENTE SONO DI PICCOLA STATURA

Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 6:42 am

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura.
Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Parlano lingue incomprensibili, forse antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.
Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro.
I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alla frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali.”

Relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti d’America sugli immigrati italiani. Ottobre 1912.

gennaio 25, 2018

TESTI DI RANIERO LA VALLE indice

Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 3:36 pm

Psicologia della liberazione  La Valle

Se è una rivoluzione  La Valle

Tutti stranieri, nessuno straniero La Valle

Un papato messianico La Valle

Una felice discontinuità La Valle

L’amore come risposta alla crisi  La Valle

La dialettica amico-nemico e la politica italiana La Valle

I piromani  La Valle

Verso un mondo meno violento?  La Valle

L’irresistibile attrazione del vecchio  La Valle

Libia, galleggia il cavalier Travicello La Valle

La vendetta afgana La Valle

Speculazione edilizie e finanziarie  La Valle

REFERENDUM COSTITUZIONALE 2016

ARTICOLI DI RANIERO LA VALLE

Indice con parole-chiave

Con Trump e la politica in pezzi teniamo ferma la garanzia della Costituzione  dubbio consentito,principio di precauzione,lutto opacizzato dalla guerra,fame angoscia fuga,esiti non voluti,apprendisti stregoni,basta un no

I valori supremi della Costituzione traditi dalla riforma  sovranità ai mercati,fiducia distrutta,premierato mascherato,centralismo statale,uno solo dichiara guerra,Senato dei popoli

Titolo 5° non costituzionale  globalizzazione e guerra,incompatibile col mercato,antipolitica,incostituzionalità sostanziale,ripristino della guerra,valori supremi

La vittoria come fine della politica e la società divisa tra vincitori e sconfitti   contrapposizione,vittoria al centro,divisione tra vincitori e vinti,nuova morale politica,vittoria rimanda al potere,vincere per dividere,governare per unire,vittoriocrazia

Lo stato sia tutto, le regioni niente e uno solo decida la guerra   riconciliazione nella giustizia,guerra mondiale a pezzi,guerra per procura,guerra tra grandi potenze,autonomia ripudiata,stato unico legislatore,senato sterilizzato,guerra per interessi,modello di difesa,momento delicato,capitalismo in armi

Spegnere la politica e non opporsi al potere   rinforzare la politica,età della misericordia,potere centralizzato,tormento sociale,si può cambiare,nostra responsabilità,ridurre i politici,guardare ai giovani,servizio civile,senato dei popoli

Superamento della democrazia parlamentare   cercare la verità,verità e potere,guerre per bugia,bicameralismo paritario,camera alta rovesciata,continuità del regno,sabotaggio delle autonomie,roulette russa del paese,senato depotenziato,processo di restaurazione,sovranità ai mercati,Islam come nemico

La verità del referendum   capitalismo aggressivo,schiavitù del mercato globale,verità nascoste,limitazione del potere,3 indizi di un giallo,guerra come delitto fondatore,Islam e sud come nemici,guerra istituzionalizzata

Cattolici-e-costituzione/   argomenti pietosi,parlamento unanime,utile seconda lettura,uccidere senza odio,libertà religiosa,fine della cristianità,laicità dello stato,forza sovversiva,pluralismo e proporzionalità

settembre 27, 2017

LETTERA APERTA SUL DISARMO NUCLEARE

Filed under: Uncategorized — brianzecum @ 5:06 am

   A     Sua Em. Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI

e p.c. Ecc. Vescovi membri del Consiglio Episcopale Permanente

Roma

Caro fratello Presidente dei Vescovi italiani,

siamo come costretti a rivolgerci a Lei, e a tutti i suoi confratelli Vescovi, per parlare di una questione che interpella nel profondo la nostra coscienza cristiana.

I fatti, in sintesi, sono questi. Sull’umanità tutta, dopo Hiroshima e Nagasaki, incombe il rischio della catastrofe nucleare. Esso non si sta riducendo ma il perdurare di questa situazione gravissima ha creato, progressivamente nel corso dei decenni, assuefazione, passività, e, quasi, dimenticanza. Sembra la meno importante delle questioni presenti all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni.

Tuttavia, pur non divenendo movimenti di massa, combattive iniziative di contrasto sono continuate in tutto il mondo negli anni, soprattutto da parte di organizzazioni pacifiste e della società civile. Ad esse si sono uniti molti Stati, quelli senza armi nucleari, per pretendere quello che il buonsenso e la ragionevolezza chiedono, cioè la cancellazione dalla storia dell’umanità di questo incubo oscuro e troppo esorcizzato. Ma l’attuale direzione di marcia è invece un’altra. La progressiva riduzione e successiva eliminazione delle armi nucleari, pur prevista dall’art.6 del Trattato di non Proliferazione del 1968, non è quasi mai iniziata. Al contrario, dopo una ben modesta riduzione negli anni ’90, assistiamo ora a una modernizzazione di queste armi che aumenta la loro potenza nel contesto di un aggravamento continuo delle tensioni di ogni tipo nelle relazioni internazionali.

Ma ora c’è un fatto nuovo, diretta conseguenza della tenacia di chi vuole opporsi alla minaccia della possibile catastrofe. Dopo che il Parlamento europeo aveva votato a grande maggioranza un forte auspicio per l’apertura di trattative, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 23 dicembre del 2016 ha convocato una Conferenza internazionale che si è conclusa il 7 luglio 2017 con l’adozione di un “Trattato sul divieto delle armi nucleari”, giuridicamente vincolante, che entrerà in vigore dopo la ratifica di almeno 50 Stati. Esso prevede anche “trattative su misure efficaci per la cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare”. Si dice inoltre che è proibita la “minaccia d’uso” delle armi atomiche, raccogliendo così molte delle istanze della società civile internazionale. Viene in tal modo bocciata la logica della deterrenza, cioè l’equilibrio del terrore che non impedisce per niente la guerra nucleare per errore, incidente, sabotaggio o per decisione criminale di chi può disporre delle armi. Gli Stati che hanno votato l’adozione del Trattato sono 122; gli Stati nucleari non hanno partecipato alla Conferenza, così come i loro alleati, tra cui il nostro. L’Italia dopo aver condiviso in dicembre all’ONU la proposta della Conferenza, ha poi fatto marcia indietro in modo oscuro, ritirando il proprio voto, senza dare spiegazioni di qualche minima credibilità.

La logica e il potere delle strutture militari fanno ogni resistenza a questo Trattato. Sul fronte opposto si è levata l’alta voce di papa Francesco che ha scritto una lunga e impegnativa lettera alla Presidente della Conferenza Elayne Whyte Gòmez dicendo, tra l’altro: “Questa Conferenza intende negoziare un Trattato ispirato da argomenti etici e morali. Si tratta di un esercizio di speranza e mi auguro che possa rappresentare anche un passo decisivo nel cammino verso un mondo senza armi nucleari. Sebbene questo sia un obiettivo di lungo periodo estremamente complesso, non è al di fuori della nostra portata”. Il Vaticano ha immediatamente firmato il Trattato il 20 settembre, giorno di inizio della raccolta delle adesioni. E il 26, giornata mondiale dell’ONU per il disarmo nucleare, papa Francesco ha diffuso il seguente tweet: “Impegniamoci per un mondo senza armi nucleari, applicando il Trattato di non proliferazione per abolire questi strumenti di morte.”

Nel nostro paese, mentre ogni organizzazione pacifista è impegnata, i mass-media hanno censurato l’informazione (salvo rare eccezioni, tra queste l’Avvenire) e il Parlamento ne ha discusso, con inaccettabile ritardo, alla fine di luglio in sbrigative sedute di basso livello, senza che il governo motivasse veramente la sua posizione. Di fatto la presenza di armi nucleari sul nostro paese (ad Aviano e a Ghedi) e la logica degli schieramenti militari internazionali paralizzano ogni riflessione fondata sull’interesse vero del nostro paese e dell’intera comunità internazionale.

A partire dalla nostra fede, noi ci sentiamo coinvolti in una questione che attiene al senso stesso della nostra civiltà. Che fare? Abbiamo pensato che le nostre parrocchie, le nostre associazioni, i nostro movimenti debbano diventare più consapevoli e poi mobilitarsi perché il nostro paese non sia più assente. Si tratta di una mobilitazione che può essere condivisa da tutti nel nostro mondo cattolico, può contribuire molto a creare una nuova generale consapevolezza dell’opinione pubblica, coinvolgendo credenti e non credenti e superando gli schieramenti politici. L’obiettivo concreto e immediato è quello di ottenere che la nostra Repubblica, quella dell’art.11 della Costituzione, partecipi a questo tentativo sulla strada della pace, anzitutto aderendo al Trattato e diventando anche, in tal modo, punto di riferimento per altri paesi in una condizione analoga alla nostra di oggi.

Caro Mons. Bassetti, da Lei e dai vescovi speriamo e attendiamo un contributo decisivo per un vero movimento d’opinione nel senso che abbiamo proposto. Lo chiede la nostra coscienza che si ispira all’Evangelo.

Un fraterno abbraccio nella pace del Signore

Milano, 26 settembre 2017, giornata ONU per il disarmo nucleare

              ADESIONI

  1. Francesco Cesarini-Milano
  2. Luigi Pasinetti-Milano
  3. Vittorio Possenti-Milano
  4. Vittorio Bellavite-Milano
  5. Giorgio Nebbia-Roma
  6. Enrico Peyretti-Torino
  7. Luigi Frey –Milano
  8. Giuseppe Goisis-Venezia
  9. Bruno Musso-Torino
  10. Claudio Ciancio-Torino
  11. Antonio Brenna-Milano
  12. Paola Zerbini-Milano
  13. Piero Giorgi-Gargnano
  14. Sandro Bellavite- Milano
  15. p. Alex Zanotelli-Napoli
  16. Rita Rosati-Bruxelles
  17. Silvia e Gianluigi Prestini-Lesmo (Monza)
  18. Tommaso Eccher-Milano
  19. Valerio Onida-Milano
  20. Vivina Rossi-Milano
  21. Carmelo Vigna-Milano
  22. Dora Marucco-Torino
  23. don Carlo Prezzolini-Siena
  24. Vincenzo Meale-Roma
  25. Fabrizio Truini-Roma
  26. Raniero La  Valle-Roma
  27. don Alberto Sacco-Milano
  28. Segreteria Cipax-Roma
  29. Tonino Drago- Calci (Pisa)
  30. Teresa Ciccolini- Milano
  31. don Giovanni Cereti-Roma
  32. Stefano Corradino-Roma
  33. Domenico Todisco
  34. Alessandro Santoro-prete della comunità delle Piagge
  35. Angela Balossi Restelli-Milano
  36. Albino Bizzotto-Padova
  37. Lisa Clark-Firenze
  38. Vittorio Agnoletto-Milano
  39. Fabrizio Valletti sj
  40. Luigi Sandri-Roma
  41. Giovanni Sarubbi, direttore de Il dialogo-Monteforte Irpino
  42. Giancarla Codrignani-Bologna
  43. Ivio Nicola Marongiu-Lanciano Chieti
  44. Sandro Nardelli-Trento
  45. Valentino Bobbio-Roma
  46. Eugenio Lenardon-Trieste
  47. Nives Ceppa Degrassi
  48. Amalia Navoni-Milano
  49. Pasquale De Sole
  50. Rocco Altieri-Torino
  51. Centro Gandhi-Torino
  52. Dario Santin
  53. Rosario Grillo
  54. Adriano Candioli-Roma
  55. Sergio Paronetto-Verona
  56. Luigi Tribioli – Ferentino
  57. Luigi Mosca-Parigi
  58. Riccardo Bottoni-Milano
  59. sr. Annarosa Crippa-Cordoba (Argentina)
  60. Egidio Citterio-Lecco
  61. don Mario Proserpio.Lecco
  62. Vittorio Pallotti-Bologna
  63. Corrado Maffia, Presidente scuola di pace-Napoli
  64. don Fredo Olivero, comunità san Rocco-Torino (oltre cento firme raccolte in chiesa)
  65. Iolanda Ghibaudi
  66. Carolina Gobetti
  67. Carlo Beraldo
  68. Giuseppe Totaro-Pistoia
  69. Luisa Lagravinese
  70. Mariapia Porta
  71. Linda Carbone
  72. Santino Di Dio
  73. Pierantonio Montecucco-Voghera
  74. Fiorella Ferrarini
  75. Enrico Giordano
  76. Beatrice Badini
  77. Gianmarco Paris
  78. Lino Allegri
  79. Vito Capano
  80. Piera Rella
  81. Alberto Miryam Garau
  82. Rosario Grillo
  83. Dario Santin
  84. Gaia Vitali-Piacenza
  85. Ugo Bologna-Torino
  86. Adriana Gatti-Piacenza
  87. Francesca Molinari-Piacenza
  88. Giulia Barbieri
  89. Chiara Basile Zoffoli-Merate (Lc)
  90. Domenico Basile-Merate (Lc)
  91. Ornella Bonetti-Milano
  92. Gabriella Solaro-Milano
  93. Pierluigi Mastalli-Lecco
  94. Luigi Erba –Paullo (Mi)
  95. Mira Bozzini-Milano
  96. Romeo Tirani-Milano
  97. Federico Zanda-Milano
  98. Lidia Vaccari-Milano
  99. Giso Colombo-Milano
  100. Giulia Uberto-Milano
  101. Angelo Cifatte-Genova
  102. Bruno Bellerate-Rocca di Papa
  103. Giuseppe Turani-Lecco
  104. Ausilia Riggi-Grugliasco (To)
  105. Rita Giroeeti-Milano
  106. Alberto Battistelli-Roma
  107. Fabio Cozzo-Padova
  108. Ornella Marcato-Padova
  109. Antonio Greco-Brindisi
  110. Gigi Massini
  111. Joelle Cerfoglia-Ladispoli (Roma)
  112. Fiammetta Acquarone
  113. Silvana Ratti-Lissone (Mb)
  114. Federico Zanda-Milano
  115. Francesco Brescia-Napoli
  116. David Gabrielli-Roma
  117. Pier Paolo Poggio-Brescia
  118. Alessio di Florio-Chieti
  119. Cecilia Bonatti-Milano
  120. Pito Maisano – (Lo)
  121. Bruna Bocchini Camaiani-Fiesole (Fi)
  122. Emilio Vanoni-Varese
  123. Nicoletta De Carlini-Milano
  124. Silvia De Carlini-Lecco
  125. Adriana Beltrame-Lecco
  126. Luigi De Carlini-Lecco
  127. Andrea Cesarini-Milano
  128. Alessandro Manfridi-Roma
  129. Maria Pia Spalla-Roma
  130. Adriano Candioli-Roma
  131. Enrico De Capitani- Varese
  132. Enrico Frattini –Milano
  133. Alessandro Gozzo-Venezia
  134. Agide Gelatti-Brescia
  135. Rosangela Zumerle-Brescia
  136. Giangabriele Vertova-Bergamo
  137. Silvio Bagattin –Mantova
  138. Vincenzo Grimaldi-Roma
  139. Ivano Caminada-Bergamo
  140. Luigi Consonni-Pioltello (Mi)
  141. Cesare Trebeschi-Brescia
  142. Giacomantonio Graziani-Milano
  143. don Pasquale Aceto-Crotone
  144. Rivoltini Rino-Milano
  145. Adele Folcia-Milano
  146. Catello  Terminiello-Genova
  147. Giulio e Maria De la Pierre –Ivrea
  148. Ennio Raimondi-Crema
  149. Giampaolo Spettoli- Bologna
  150. Rosalia Venuto- Monza
  151. Enrico Virtuani-Monza
  152. Marianna Manzullo
  153. Marta Galbiati- Monza
  154. Maria Cristina Giorcelli-Roma
  155. Clementina Mazzucco-Torino
  156. Gabriella Bentivoglio- Macerata
  157. Roberta Trucco-Genova
  158. Manlio Schiavo
  159. Mariapia Porta
  160. Linda Carbone
  161. Tiziana Bacchi
  162. Anna Maria Tamburri-Macerata
  163. Sergio Serafini – Alessandria
  164. Anna Serafini – Alessandria
  165. Fernanda Pajoro – Alessandria
  166. Silvia e Franco Acerboni-Milano
  167. don Franco Barbero-Pinerolo
  168. Fiorentina Charrier-Pinerolo
  169. Ada Penna-Visone (Al)
  170. Vittoria Scotto di Vettimo-Milano
  171. Arnaldo Pinelli-Milano
  172. Matilde Marchesi-Milano
  173.  Paolo Bertagnolli-Bolzano
  174. Patrizia Piangiarelli-Macerata
  175. Giuseppe Luigi Bruzzone

 

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giugno 10, 2017

SANTUARI E RELIGIOSITÀ POPOLARE

IN OCCASIONE DEL CINQUECENTENARIO DI LUTERO È AUSPICABILE RIFLETTERE SUGLI SFORZI COMUNI DI SRADICARE IL SOTTOFONDO PAGANO-RURALE

di Piero Stefani*

Un esempio tra i tanti. Edmondo Lupieri descrive in un suo libro (Giovanni e Gesù. Storia di un antagonismo, Carocci, Roma 2013) una serie di operazioni legate a una religiosità popolare ricca di componenti sincretiche. Nello specifico essa si è sviluppata presso la tribù indio dei Chamula, popolazione che ha il proprio centro a San Juan nel Chiapas messicano. In un capitolo intitolato «Il dio dell’acqua e il dio del mais» Lupieri mette in luce la superiorità riservata da quelle parti al Battista, identificato con il dio dell’acqua (battesimo), su Gesù identificato con il dio del mais: senza la pioggia tutto muore. Nel testo inoltre si fa opportunamente notare che quella che siamo soliti chiamare «religiosità popolare» e interpretiamo come una riverniciatura cristiana di un sottofondo pagano precolombiano è stata per secoli, con le varianti del caso, la normale espressione della fede all’interno della Chiesa cattolica. Comune era, per esempio, la convinzione (ben attestata anche in Centro America) della vendicatività di un personaggio santo o divino e della conseguente necessità di ingraziarselo.

Caccia alle streghe come antidolatria. L’anno in cui si celebra il cinquecentenario di Lutero potrebbe essere un’occasione propizia per riflettere sull’apporto concorde di Riforma e Controriforma nell’operazione di sradicare dal cristianesimo, spesso con metodi brutali e inaccettabili, il sottofondo pagano-rurale. La caccia alle streghe fu l’esempio più noto, drammatico e accomunante di questo modo di agire. Il ragionamento sottostante a quel tipo di aberrazioni non fu in sé stesso aberrante. Lo si potrebbe trascrivere in questi termini: se si accetta che il cristianesimo si incarni in culture precedenti occorre non mettere troppi paletti, quindi, se si vogliono porre delle limitazioni, bisogna lottare contro una serie di mentalità radicate tra la gente comune. L’esempio di questa linea di condotta deriva dalla Bibbia stessa, basta leggerla per comprendere come in essa la lotta contro la cultura politeistico-sessuata cananea incuneatasi all’interno del popolo ebraico fu componente costitutiva per non dire esasperata. Dal canto loro decisamente antidolatriche sono pure le pagine neotestamentarie dedicate a descrivere la diffusione del kerygma evangelico in ambito greco-romano; a tal proposito basti pensare all’orrore che invase gli animi di Paolo e Barnaba quando si accorsero che la loro azione era stata inculturata in termini politeistici (cfr. Atti 14,8-18). In conclusione, una coerente legittimazione della religiosità popolare porta con sé la critica di molte linee guida bibliche e viceversa. I rischi del biblicismo fondamentalista sono sotto gli occhi di tutti, ma di per sé ciò non equivale ad affermare che l’altra sponda sia priva di pericoli.

Documento programmatico. Anno dopo anno l’Evangelii gaudium conferma quanto si era compreso subito: quell’esortazione apostolica è il vero documento programmatico dell’intero pontificato di papa Francesco. In essa vi sono alcuni paragrafi (122-126) intitolati «La forza evangelizzatrice della pietà popolare». A quanto si dice, all’argomento sarà dedicata anche una prossima enciclica. A questo stesso sfondo si rifà una delle non molte modifiche concrete attuate da papa Francesco nell’organizzazione della curia. Si tratta di una decisione passata in larga misura inosservata. Ci riferiamo alla lettera apostolica Sanctuarium in Ecclesia promulgata l’11 febbraio di quest’anno. Essa investe il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione del compito di trattare le questioni relativa ai santuari (competenza fino ad allora affidata alla giurisdizione della Congregazione del clero). La motivazione di fondo del cambiamento è la seguente: i santuari «sono luoghi di evangelizzazione, dove dal primo annuncio fino alla celebrazione dei sacri misteri si rende manifesta la potente azione con cui opera la misericordia di Dio nella vita delle persone». D’ora in avanti spetterà al Pontificio consiglio studiare e attuare provvedimenti che favoriscano «il ruolo evangelizzatore dei santuari e la coltivazione in essi della religiosità popolare».

Ambiguità. Il documento non prospetta nessun distinguo quasi che ogni santuario equivalesse a un altro, non compie alcun cenno alle ambiguità spirituali e religiose presenti in più luoghi, ancor meno allude alle attività economico-commerciali che inquinano la vita di tanti santuari e dei loro dintorni. Al giorno d’oggi la sommossa degli argentieri di Efeso, preoccupati che la predicazione paolina compromettesse il loro commercio dei tempietti di Artemide (cfr. At 19.23-40), non avrebbe più, da molte parti, ragion d’essere: l’oggettistica religiosa prospera quasi ovunque. Il testo non rivela alcun sospetto della caduta postsecolare della contrapposizione tra secolare e religioso che contraddistingue il turismo legato a tanti santuari (basti pensare all’odierna popolarità del «camino de Santiago»).

Critica al tramonto? Di fronte a queste misure sembra che si sia obbligati a concludere che la nuova evangelizzazione si riveste di panni a un tempo antichi e postsecolari. L’atteggiamento critico proprio della moderna cultura occidentale ha imboccato da tempo il viale del tramonto. La notte che le sta davanti ha tutta l’aria di essere lunga.

*Il pensiero della settimana, n. 618; fonte: http://pierostefani.myblog.it/2017/06/10/618-santuari-e-religiosita-popolare-10-06-2017/

giugno 27, 2016

I FRUTTI BUONI DEL CONCILIO

NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ SI È IMPOSTA LA NATURA SINODALE DELLA CHIESA E LA VALIDITÀ DI QUANTO IL CARD. MARTINI AUSPICAVA PER IL CATTOLICESIMO

di Alberto Melloni, La Repubblica 26 giugno 2016, pag.24

Il “Concilio grande e santo”  delle chiese dell’ortodossia si è chiuso ieri a Kolymbari. In otto giorni di lavori ha vissuto tutte le esperienze tipiche della storia dei concili: i dubbi e le accelerazioni, le sorprese e i compromessi, i conflitti, ma anche le crisi e l’impasse che fra giovedì e venerdì l’hanno portato ad un passo dal fallimento. Non è stata infatti l’assenza o la posizione delle quattro chiese che hanno dato forfait all’ultimo (fra esse Mosca) a mettere a rischio il concilio. Ma l’impuntatura di una frangia zelante della chiesa greca che chiedeva di non chiamare “chiesa” le altre chiese, inclusa la chiesa cattolica. Per qualche lunga ora è sembrato che il concilio fosse condannato o a soccombere a questa pretesa o a certificare il proprio fallimento. In un caso e nell’altro il concilio avrebbe fatto un enorme regalo alla chiesa Russa, che ha sempre riconosciuto l’ecclesialità del cattolicesimo e si sarebbe trovata in vantaggio nel dialogo con Roma.

Enciclica.  In aula è intervenuto lo stesso metropolita John Zizioulas, per ricordare che dal XI al XX secolo, pur nel più aspro dissenso, l’ortodossia non aveva mai negato a Roma il titolo di chiesa. E nella notte fra venerdì e sabato è arrivata la soluzione fissata nell’enciclica conciliare, che riassume tutti i documenti. Essa riconosce le «denominazioni storiche» delle «chiese e confessioni cristiane», definite nelle versioni ufficiali in inglese, francese e russo “non-ortodosse” (e in greco “eterodosse”) e impegna l’intera ortodossia al dialogo. Cosa che non era scontata. Una versione breve della enciclica sarà letta in forma abbreviata durante la liturgia di chiusura, che è il luogo di promulgazione delle decisioni conciliari. Poi il testo sarà affidato alle chiese presenti e assenti per la sua ricezione. Il concilio dunque si chiude con un bilancio a tre colonne: il bilancio dei testi, il bilancio dell’aula e il bilancio dell’evento.

Natura sinodale della chiesa.  I testi, pur corretti e dibattuti, sono rimasti quello che erano alla fine della Sinassi: testi di compromesso, talora deludenti, anche se impastati di teologia patristica. Pochi paragrafi — come quello della enciclica finale che indica nei rifugiati un segno escatologico richiamando il giudizio finale descritto dal vangelo di Matteo o quello sulla natura sinodale della chiesa — hanno un timbro teologico capace di parlare a tutti. Però non ci sono state forzature di segno conservatore come quelle che si potevano temere all’inizio. Non è molto. L’esperienza d’aula ha dato un bilancio più positivo. Anche i metropoliti ortodossi, come tutti i vescovi, avevano bisogno di tempo per imparare ad ascoltarsi, a battibeccare, ad ironizzare, a comprendersi. Otto giorni, iniziati da oltre due ore di liturgia, hanno dimostrato che questo processo di reciproca conoscenza, di fraternità reale è possibile, fruttuoso, anche se in poco tempo non può far molto: è stato però sufficiente a disarticolare i luoghi comuni. Non è poco.

Successo.  Il concilio come tale, infine, è stato un successo. Un successo di John Zizioulas, l’anziano teologo che lo iniziò a chiedere grosso modo quando il card. Martini ne chiedeva uno per la chiesa cattolica, e che a differenza dell’arcivescovo di Milano ha trovato ascolto. Un successo di Emmanuel Adamakis, che ha gestito il negoziato sul testo dell’enciclica. E soprattutto un successo del patriarca ecumenico Bartholomeos che ha dimostrato che la funzione primaziale di Costantinopoli può esercitarsi nel dar voce a tutti, nel consesso di tutte le chiese cristiane — il patriarca le ha evocate e chiamate così con vistosa insistenza nel discorso finale. Il concilio che si chiude apre dunque nuove sfide: la prima delle quali riguarda le assenze. La mancanza di alcune chiese non ha impedito o viziato il concilio: ma l’assenza ora non deve incancrenire. La spiritualità, la teologia, la preghiera della chiesa russa sono essenziali a tutto il cristianesimo: e come non può esserci una ortodossia a dispetto della Russia, così non può esserci una Russia estranea e indifferente al destino della ortodossia. Lo stesso vale per la Bulgaria, la Georgia e Antiochia. La via del concilio, ancora una volta, dimostra di essere quella che può dare comunione dove sembra impossibile.

giugno 17, 2016

IL CONCILIO PANORTODOSSO E IL SALE DELLA CHIESA

Filed under: 1) ecumenismo, Uncategorized — brianzecum @ 3:35 pm

IMPORTANZA FONDAMENTALE POLITICA ED ECUMENICA: SE LA SINODALITÀ DOVESSE FALLIRE LA CHIESA NON SAREBBE PIÙ SALE DEL MONDO

di Alberto Melloni  la Repubblica 16-6-2016 pag 35

Vigilia di attesa.  Siamo alla vigilia della domenica in cui i cristiani ortodossi festeggiano la Pentecoste. Festa che anche in Occidente dovrebbe essere preceduta da una “messa di mezzanotte”, come quella di Natale e di Pasqua, ma che pochissime comunità celebrano, convinte dalla propria tiepidezza che vegliare in attesa dello Spirito sia semplicemente improponibile. Questa Pentecoste è la data d’inizio del concilio panortodosso. Il primo dopo 12 secoli, preparato dal 1961, quando un papa, san Giovanni del Concilio, sognava che il suo Vaticano II sarebbe stata una nuova Pentecoste, come fu. A più riprese, e ancora in gennaio a Chambesy, la “Sinassi dei Patriarchi” — l’organo che aduna i capi delle quattordici chiese della ortodossia — aveva confermato la data e trasferito la sede del concilio da Costantinopoli a Creta, per evitare che la crisi fra Putin ed Erdogan impedisse la venuta dei russi. Sempre la Sinassi aveva deciso di sottoporre al concilio cinque documenti, ora disponibili sul sito del concilio: quattro firmati da tutti i patriarchi; l’ultimo, sul matrimonio, con un voto contro.

Crisi drammatica.  Eppure nonostante quella firma solenne, s’è aperta una crisi drammatica fra le chiese ortodosse su se/come/cosa sottoporre al concilio di Creta. Tre chiese su quattordici (Bulgaria, Antiochia, Georgia) hanno chiesto negli ultimi giorni di rinviare il concilio e ridiscutere i documenti preparatori. Una questione tipica di tutte le vigilie conciliari, in tutte le chiese: chi ha temuto che un concilio breve (16-26 giugno) si sarebbe limitato ad approvare senza modifiche quei cinque testi ha chiesto tempo, per garantirsi che nelle pieghe dei documenti emergessero i segni di un antagonismo “antioccidentale” che alcuni ambienti giudicano irrinunciabile. La Serbia ha ridiscusso la cosa, ma s’è schierata per il concilio. Invece lunedì scorso, il sinodo della chiesa russa ha deciso che, in assenza di tre chiese, nemmeno la Russia sarebbe andata a Creta. Non una adesione tout court al “rinvio”, ma una posizione più sfumata: non esclude del tutto ripensamenti dell’ultimo minuto (nel 1962 Mosca mandò i propri osservatori al Vaticano II sul filo di lana) e mediazioni tipiche della fisiologia istituzionale dei concili, ma apre una crisi. Il rischio del fallimento del concilio, dunque, è reale.

Politica e teologia.  Ma non ha origini politiche e conseguenze teologiche: se mai viceversa. Il concilio — il padre di tutti i parlamenti — ha infatti una sua fisionomia politica. Ma ciò che decide di ogni concilio (e spesso dei parlamenti) è il modo in cui viene vissuto: un concilio che sappia pensarsi come evento di grazia, nel quale lo Spirito riunisce ciò che è diviso, suscita proprio per questo controspinte divisive, a cui si risponde teologicamente. Con la crisi di Creta la globalizzazione c’entra poco, la modernità niente: la questione è lo svelarsi di un deficit di fede, di cui la mondana svogliatezza di tutte le chiese — chiesa cattolica inclusa — nel pregare per il concilio è stata la riprova. Questo deficit potrebbe portare ad un fallimento: e questo avrebbe conseguenze politiche. Le più gravi riguardano la Russia. Andrebbe perduto l’investimento fatto dal patriarca Kyril e da Putin sui rapporti con Roma, giacché il papa non può scegliersi i propri interlocutori: e Matteo Renzi, che sarà al Cremlino fra poche ore e che era sindaco quando la Russia prestò un’icona di Andrei Rublev all’Italia per celebrare l’edizione del concilio ecumenico Niceno II, potrebbe spendersi perché Putin consigli gli assenti ad imbarcarsi in ritardo per Creta. Per la Russia è in gioco anche altro. L’antica speranza dell’Ucraina di vedersi riconosciuta la “autocefalia” — cioè la costituzione in una chiesa autonoma nazionale rispetto al territorio canonico di Mosca — sarebbe oggettivamente incoraggiata dal frantumarsi della unità conciliare ottenuta nella Sinassi e getterebbe benzina sul fuoco della guerra che si combatte oltre lo Dnepr, che è anche una guerra di religione fra cristiani.

Unità.  Le altre chiese che al momento sono attestate sul fronte del rinvio-boicottaggio della convocazione conciliare, che pure avevano sottoscritto, non rischiano poco: assecondare o farsi assecondare da Mosca le grava di responsabilità che eccedono di molto il peso dei paesi con cui si identificano, anche in sede europea. Certo, l’Europa politica non s’è nemmeno accorta che per la prima volta un concilio veniva convocato sul suo territorio: ma una “Lady Pesc” come Federica Mogherini e il suo capo di gabinetto Stefano Manservisi, che è stato ambasciatore in Turchia, dovrebbero sapere quanto pesano l’ortodossia e i patriarcati nel quadrante balcanico, anatolico, medio-orientale e interno. Il fiasco del concilio rafforzerebbe infatti le pulsioni nazional-autoritarie dei paesi “cattolici” dell’ex impero asburgico, aiuterebbe certamente Erdogan, e forse perfino lo Stato Islamico, che non è certo intimidito dalle intermittenti lamentele sulla persecuzione dei cristiani, ma solo dal rischio che la comunione fra cristiani dia un buon esempio all’islam sul modo di superare le guerre di religione fra musulmani da cui Is trae forza.

Sinodalità.  Il fallimento del concilio, tuttavia, avrebbe risvolti seri anche a Roma. Papa Francesco ha posto la sinodalità e l’unità come centro della riforma della chiesa e del papato, nella logica tutta bergogliana della rivoluzione “a norme invariate” e a tempi indefiniti. Se il concilio panortodosso fallisse, sarebbe una vittoria per i molti nemici e per i finti sostenitori della sinodalità che è al cuore della ecclesiologia riformatrice e dell’ecumenismo di Francesco. Così il filo della matassa torna nelle mani di Bartholomeos, il patriarca ecumenico, arrivato a Creta ieri sera con il senso grave e la serenità di chi sa di essere — è non è la prima volta — davanti ad un momento supremo, a un “kairòs”. Bartholomeos, ha già fatto sapere che il concilio “inizierà” oggi con la celebrazione della Pentecoste nella cattedrale di Heraklion, ha dalla sua un principio canonico intangibile che richiama il famoso “quod omnes tangit ab omnibus approbari debet” della chiesa latina. Quel che è deciso dalla Sinassi infatti non può essere cambiato senza una decisione della Sinassi, convocata per la mattina di domani a Kolymbari. Paradossalmente, dunque, la richiesta di rinvio rende ancor più necessario il concilio.

L’inchiostro della paura.  Il concilio infatti potrebbe decidere conciliarmente, come procedere: se attendere gli assenti, con un gesto tipico di tutta la tradizione conciliare; se sospendere i lavori per qualche settimana o mese; se riconoscere, come fecero i vescovi cattolici al Vaticano II, che il materiale preparato a Chambesy va riformulato, perché quello scritto con l’inchiostro della paura appare ad alcuni troppo scuro e ad altri troppo chiaro. Ma il concilio potrebbe anche prendere atto del fallimento del suo carattere panortodosso. E riconsegnare ciascuno dei patriarcati ad una solitudine mondana, che li renderà meno liberi, meno in comunione e dunque, per definizione, meno cristiani. La decisione sul concilio insomma riguarderà tutti i cristiani e tutto il mondo. Nel mondo dove di globale c’è solo la divisione, le chiese possono assecondare lo spirito scismatico. Oppure lasciare che l’elica venga fatta soffiare in senso opposto dal Soffio che i discepoli sentono solo nel cuore del Silenzio più impalpabile. Quello che parlò a Elia sull’Oreb, quello che decide se le chiese nel mondo sono sale o sale insapore.

giugno 14, 2016

ABELE E CAINO

Filed under: 6) lettura ecumenica di testi biblici, Uncategorized — brianzecum @ 12:57 pm
L’ORIGINE DELLA VIOLENZA VA CERCATA NELLA PERDITA DEL NOSTRO ESSERE SOSTITUITO DALL’AVERE
di don Giorgio De Capitani*

Pastori e agricoltori. Con il racconto dell’uccisione di Abele, l’autore sacro ha voluto dare subito una prova delle conseguenze disastrose del cosiddetto peccato originale. La morte è entrata nel mondo nel modo più tragico: con un fratricidio. Infatti, Abele e Caino vengono presentati come figli diretti di Adamo ed Eva, anche se ciò appare del tutto impossibile, viste le numerose incongruenze del racconto stesso. Ne elenco due: appare chiaro che, al tempo dei fatti, ci sia già la presenza di altre persone, oltre Abele e Caino; inoltre, la società sembra già evoluta, con una evidente contrapposizione tra il mondo agricolo e il mondo pastorizio. Ed è proprio su questa contrapposizione che il racconto dell’omicidio-fratricidio prende forma: il mondo agricolo viene rappresentato dal buon Abele, mentre il mondo pastorizio viene rappresentato dal cattivo Caino. Appare chiaro l’intento dell’autore sacro: prendere le difese dell’agricoltura, che rientrerebbe nel piano di Dio di coltivare la terra, dalla prepotenza della pastorizia, che invece distruggerebbe i frutti della terra.

Mito e fatto reale. Tuttavia, l’uccisione di Abele fa parte del mito dei racconti delle origini dell’umanità. Col peccato dei progenitori, Adamo e Eva, si è rotto in modo radicale il rapporto tra l’uomo e Dio, che inevitabilmente ha portato anche alla rottura dei rapporti umani e sociali. È chiaro che nel racconto di Caino che uccide il fratello Abele va anche colto un significato tutto suo, indipendentemente dall’essere anche visto come una simbologia della contrapposizione tra l’agricoltura e la pastorizia. Se il racconto del peccato di Adamo e Eva è solo un mito, senza nulla di storico, il delitto di Caino è un fatto reale, nel senso che l’autore sacro ha preso uno dei tanti omicidi consumati dalla cattiveria umana e lo ha reso come un paradigma, un esempio tipico della violenza che c’è nel mondo. Fa notare don Raffaello Ciccone: «Il primo richiamo alla morte, nel mondo, non avviene per malattia o per debolezza della carne, ma per l’esplosione della violenza che fa dimenticare ogni valore, ogni solidarietà ed ogni legame profondo».

Origine del male. Queste considerazioni di don Ciccone mi servono per approfondire il problema del male, cercandone l’origine da cui scaturisce: un’origine che non va fatta risalire a un peccato lontano dei nostri mitici progenitori, ma a qualcosa che proviene più da vicino: dal nostro interno. Le parole di Dio a Caino: «il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai» vanno interpretate al di là della parola “porta”, che sembra dare l’idea di qualcosa di esteriore, come se, appena usciamo di casa, c’è subito pronto il maligno a tentarci al male. Di qualche porta si tratta? La porta, in realtà, è dentro di noi: una porta che separa il fondo dell’anima dall’anima stessa. Con il fondo dell’anima i mistici intendono la parte più interiore, ovvero lo spirito, mentre l’anima rappresenta le facoltà umane (intelligenza, volontà, potere, ecc.) che possono condizionare la libertà dello spirito.

Dove sei? Dio, rivolgendosi ad Adamo che si era nascosto dopo la sua ribellione, dice: «Dove sei?”. Adamo sta per uomo, per ogni essere umano. Come a dire: Uomo, dove sei sparito? Che cosa è rimasto della tua umanità? “Dove sei?”. In realtà, noi non sappiamo “chi siamo”. Quanti di noi possono dire: “Io sono”? Siamo valutati dall’avere, e valutiamo tutto e tutti col criterio dell’avere. Si divide il mondo tra ricchi e poveri in base alle cose che si posseggono o non si posseggono; eppure, tutti potrebbero essere ricchi, se entrassero dentro di sé, riprendessero la propria umanità. L’essere è di tutti, appartiene a ciascuno, non esisteremmo senza l’essere: non dipendiamo perciò necessariamente dai beni materiali, dalle ingiustizie sociali che possono toglierci l’avere ma non l’essere. Qui, nel nostro essere, avviene tutto all’opposto di ciò che succede fuori di noi, dove più cose si hanno, più si pensa di essere ricchi, mentre, al nostro interno, meno abbiamo e più siamo ricchi.

Dov’è tuo fratello? Ma c’è una seconda domanda: la troviamo nel racconto di oggi. Dio chiede a Caino: “Dov’è tuo fratello?”. Quando si perde il proprio essere, prevale, come dicono i mistici, l’istinto di appropriazione, di quell’io che fa perdere il primato dello spirito, sostituendolo con il primato dell’avere. Ogni invidia diventa lecita, così la gelosia, così l’orgoglio, così la prepotenza, e si arriva ad ogni forma di violenza, perfino a eliminare fisicamente l’altro, visto solo come nemico, come colui che mi porta via qualcosa, che è di impedimento al mio possesso. “Dov’è tuo fratello?”. Quando si viene meno alla propria umanità, che ha origine e sede nel proprio essere interiore, allora l’universo si frantuma nel molteplice smisurato di io imbarbariti. Si perdono l’equilibrio, l’armonia, la bellezza, quella unitarietà del Divino che sa ricomporre i singoli nella fratellanza universale. La mistica orientale induista parla di “advaita”, termine che significa: “non-dualità”. L’uno è il bene, il due, ovvero il molteplice, è il male. Tutto è uno, tanto da identificare il divino con l’umano. Noi e il divino siamo una cosa sola. Certo, è una concezione di Dio e del mondo inaccettabile per noi occidentali e inaccettabile perfino per la Chiesa cattolica, che l’accusa di panteismo. A me piace moltissimo anche solo il pensare che il bene è il Tutto che si fa Uno e che, di conseguenza, il male è la molteplicità che divide l’Uno frantumando il Tutto. Noi occidentali siamo maledettamente portati a dividere, moltiplicare, separare, creare steccati. Questo è il mio, questo è il tuo. Ma il mio, con i suoi diritti, privati di ogni dovere, si espande annullando i diritti degli altri, e gli altri a loro volta, questo è la cosa grave, si difendono avanzando diritti e diritti, senza doveri. E il cerchio è veramente chiuso. “Dov’è tuo fratello?”. Che senso dà la società di oggi alla parola “fratello”, quando una politica malsana di partiti malsani non fa che restringere il concetto di fratellanza, secondo criteri di sangue, di razza, di patria, che perpetuano il delitto, omicidio-fratricidio, di Caino?

*omelia del 12 giugno 2016: Quarta dopo Pentecoste (Gen 4,1-16; Eb 11,1-6; Mt 5,21-24). Fonte: http://www.dongiorgio.it/12/06/2016/omelie-2016-di-don-giorgio-quarta-dopo-pentecoste/
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