Brianzecum

gennaio 25, 2019

LA SCELTA

TRA UNA SOCIETÀ DI EGUALI O UNA SOCIETÀ DI AMMESSI E SCARTATI
di Raniero La Valle, Newsletter n. 132 del 22 gennaio 2019 fonte:
https://mail.google.com/mail/u/0/?tab=wm&pli=1#inbox/FMfcgxwBVMhRFLQrcrxSZglbxcjHTMxH


DECISIONE ANTROPOLOGICA. Un convegno a Milano promosso dall’associazione “Laudato Sì”, di Mario Agostinelli e don Virginio Colmegna, ha trattato il tema della salvezza della Terra, in sintonia con le istanze dell’enciclica di papa Francesco. Il pericolo in effetti c’è ed è imminente: un riscaldamento di due gradi della temperatura globale non potrebbe essere sopportato dall’ecosistema. Nel colloquio sono confluite molte esperienze e lotte e proposte, e il suo esito è stato confortante, perché sono state chiare le diagnosi, e sono stati indicati gli strumenti e i rimedi per salvare dall’olocausto ecologico la terra e tutti quelli che vivono in essa. Il contributo portato al dibattito da “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri” è stato di dire che però questo sarà possibile, a condizione che prima facciamo un’altra cosa, che è di fondare un’unica società umana. Ci vorrà la politica, il diritto, l’economia, ma prima ancora ciò dovrà essere oggetto di una grande decisione antropologica. Non è affatto scontato infatti che l’umanità sia una, e che gli uomini e le donne siano eguali tra loro. Per molti secoli questa verità è stata negata e si è invece teorizzata una diseguaglianza per natura tra gli esseri umani; la storia della diseguaglianza è una storia dolorosissima di signori e servi, schiavi e liberi, popoli eletti e scartati, donne appropriate e negate, razze e caste, predazioni e genocidi. Si dovette arrivare al Novecento perché l’unità umana e l’eguaglianza delle persone e delle nazioni grandi e piccole (come dice lo Statuto dell’ONU), fossero alfine riconosciute dalla cultura e proclamate nelle grandi Carte dei diritti e delle libertà fondamentali, anche se poi non attuate. Esse però sono oggi di nuovo negate in via di principio, ripudiate dalla politica e frantumate dal sistema economico; e il genocidio del popolo dei migranti è oggi perpetrato da tutti noi. Questo vuol dire che occorre tornare ai nastri di partenza, dobbiamo decidere di nuovo ciò che vogliamo essere, se una società di eguali o una società di ammessi e scartati.


RIFIUTARE L’OPPRESSIONE. È una decisione dirimente, come molte altre del passato. È come la scelta di fronte a cui si trovò il popolo ebreo che era emigrato in Egitto. Lì si trattava di decidere quale visione dell’Egitto adottare, tra le due che ne presenta allo stesso tempo la Bibbia: l’Egitto come terra di schiavitù sotto il Faraone, o l’Egitto come terra dell’abbondanza, che sfama i figli d’Israele durante la carestia, e poi accoglie “nella parte migliore del paese” lo stesso Giacobbe, i suoi figli e i suoi discendenti. La scelta del popolo ebreo fu di rifiutare l’Egitto del Faraone, di rinunciare alla falsa sicurezza della stabilità, alla permanenza in una identità oppressa, e di mettere invece in gioco se stesso, di uscire dall’Egitto, di andare incontro a popoli nuovi e ad abitare terre nuove e promesse, e fu la scelta dell’esodo, della traversata del deserto, della liberazione.


RESTAURAZIONE. Un’altra scelta cruciale fu quando il popolo ebreo, reduce dall’esilio a Babilonia, si trovò a decidere se doveva cominciare una nuova vita di libertà e di incontro con gli altri, oppure se doveva restaurare le condizioni che lo avevano portato alla rovina, se doveva tornare alla teocrazia del tempio, alla servitù della legge, alla purità etnica. Lì la scelta, con Esdra e Neemia, fu quella della restaurazione, del ripristino della legge, della costruzione del secondo tempio, della chiusura identitaria fino all’obbligo del ripudio delle mogli straniere; fu in qualche modo l’argine messo alla profezia e la nascita del sionismo. L’insegnamento per noi oggi è che dopo la caduta, dopo il suicidio della politica, dopo l’esilio della democrazia che abbiamo patito in questi anni, dopo l’irruzione dei populismi, non si può semplicemente tornare al passato, rappezzare i vecchi partiti, tornare alle cipolle d’Egitto o della Banca mondiale, occorre fare una cosa nuova, mettere del vino nuovo in otri nuovi.


VENDETTA O MISERICORDIA. L’altra scelta dirimente fu storicamente quella di Gesù e del suo principale apostolo Paolo: la scelta tra il Dio della vendetta e il Dio della misericordia, il passaggio da un solo popolo alla comunione con tutti i popoli, l’obiezione alla legge dei precetti e delle esclusioni e il passaggio alla libertà dello Spirito e alla gratuità del perdono e dell’accoglienza. Un’altra scelta cruciale fu compiuta alla fine dell’Impero, quando a Roma il Senato bruciava e il popolo era in lutto; ma il papa Gregorio Magno invece di intonare i lamenti della disfatta, intonò il canto della liberazione perché nuovi popoli si erano affacciati alla storia, i Barbari parlavano la “lingua dei santi”, gli Angli erano evangelizzati e nasceva l’Europa inclusiva di san Benedetto, antidoto all’Europa costantiniana e carolingia che sarebbe poi sfociata nella visione teocratica di Gregorio VII, da cui siamo da poco usciti.

IMPERI E GENOCIDI. Una scelta devastante fu poi quella compiuta dalla cultura europea quando decise che gli Indios non erano uomini, che i neri si potevano trarre come schiavi e che gli operai, come dirà Locke all’inizio della rivoluzione industriale, non erano in grado di ragionare meglio degli indigeni, e cominciò così l’età degli Imperi e dei genocidi, fino a Hitler. Ma ci sono anche le grandi scelte, i salti di qualità compiuti dalle rivoluzioni moderne, quella americana, francese, sovietica, quella del costituzionalismo postbellico e c’è la scelta del Concilio Vaticano II quando la Chiesa decise che si dovesse annunciare Dio in modo nuovo, per giungere fino alla rivoluzione di papa Francesco.


OPPORSI ALLA FRANTUMAZIONE. Oggi siamo a una scelta di questo tipo, ma questa volta ne va della integrità o della frantumazione del mondo. Ideologie politiche, dottrine economiche, culture giuridiche, religioni, messianismi e letture apocalittiche sono tutte chiamate a consulto per decidere che cosa fare del mondo. E anzitutto c’è il dovere di resistere all’anomia, all’offensiva del potere senza legge che si fa legge a se stesso, e questa è una resistenza messianica, come quella invocata dall’apostolo Paolo come “forza frenante” o “katécon” da opporre alla distruzione. Ma poi la scelta primaria da fare è quella dell’unità umana, dell’umanità unita come soggetto politico e autore della storia, la scelta di una vera globalizzazione, non del denaro e dei traffici, ma degli uomini e delle donne di spirito e di carne, porti aperti e mura abbattute, non marce verso frontiere serrate o barconi doloranti di migranti e di naufraghi non più salvati per il divieto dei governi, ma navi, treni ed aerei di linea e percorsi di accoglienza e integrazione al servizio di quel diritto primordiale e universale che è il diritto di migrare, il diritto di piantare le tende per realizzare se stessi e il proprio destino in qualunque lembo di quest’unica terra, casa comune di tutti.

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dicembre 25, 2018

NON ABBIAMO BISOGNO

DI UN NUOVO PARTITO CATTOLICO, MA DI UNA UMANITÀ CHE SI UNISCA CONTRO IL PERICOLO INCOMBENTE DEL PRECIPIZIO ECOLOGICO

fonte: https://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it/non-abbiamo-bisogno/# Newsletter n. 127 del 19 dicembre 2018 (di Raniero La Valle)

RIMOZIONE. Non abbiamo bisogno di un partito cattolico. Noi abbiamo bisogno di un’umanità convertita. Non: “già” convertita, bensì capace di convertirsi e che, coi suoi tempi, si converta. Perché la scure è già posta alla radice dell’albero. Non ce lo dicono i profeti di sventura che annunciano eventi sempre infausti. Essi hanno torto, grandissimo torto, la vita e la storia sono piene di felicissimi eventi, per questo ci teniamo, le vorremmo salvare, tutte e due, la nostra e quella di tutti. Ma lo dicono gli scienziati, che rischiamo la fine, lo stanno dicendo da decenni, da quando nessuno ancora ci credeva e pubblicarono, su incarico del Club di Roma, un rapporto intitolato “I limiti dello sviluppo”. Adesso tutti lo sanno, l’idea di un precipizio incontrollato è entrata nel senso comune, benché oscuramente e benché, per non morirne, sia in gran parte rimossa; ma non oscuramente e senza sconti se ne è fatto eco il papa in una lettera insolitamente indirizzata a tutti gli abitanti del pianeta. E lo sanno anche coloro che sono considerati i governanti delle nazioni e i capi che le opprimono; e se non fanno niente per fermare la scure non è perché non sia vero, tant’è che fanno summit su summit per discuterne, ma perché a provvedervi non ci vedono un tornaconto e vogliono sfruttare l’albero finché sta in piedi.

RITORNO FALLITO. Non abbiamo bisogno di un partito cattolico e abbiamo bisogno invece di un ritorno della politica, di un ritorno alla politica. Lo ha detto anche il cardinale Bassetti, da una Chiesa italiana che da tempo era in sonno, e ora forse si sveglia. Non che qualcuno non ci pensi e non ci provi. Hanno provato a rifare la Democrazia Cristiana, hanno ottenuto dal giudice la pronuncia che la DC non era mai stata sciolta, che giuridicamente ne potevano disporre quelli che vi erano iscritti nel 1992, ne hanno recuperato il simbolo completo di scudo crociato e perfino la storica sede di piazza del Gesù, hanno convocato un congresso e ristampato le tessere. Ma non c’è niente da fare, lasciate che i morti seppelliscano i morti. Il principale promotore, Gianni Fontana, si è accorto che tra questi fantasmi prevalevano quelli che ne volevano fare la componente cristiana della destra, per contrastare i “populismi” (loro, gli ex “popolari”), e si è autosospeso dalla carica, ha dichiarato il fallimento.

MANCA L’EGEMONIA. Avvertiti da questa sconfitta, altri esponenti, preti e laici, tuttora ci provano, vogliono fare un partito che si chiama “Insieme”: insieme agli altri cattolici, “democratici” però. Essi pensano a una “convergenza cristiana” numero 3 (dopo la prima, che fu l’Opera dei Congressi del patto Gentiloni, dopo la seconda, che fu il Partito Popolare intransigente e la Democrazia Cristiana interclassista, questa sarebbe la terza, che dovrebbe rimediare ai guasti della seconda Repubblica, mettersi sotto il manto azzurro della Vergine Maria, restaurare la dottrina sociale cristiana e il diritto naturale e, se non oggi, vincere domani). Ma la dottrina sociale cristiana mai fu al governo, se in essa si include non solo il blando interclassismo di Leone XIII, ma la feroce critica al capitalismo finanziario che ai tempi del fascismo fece Pio XI nella “Quadragesimo Anno”. Si capisce però che ci provino. Hanno provato i comunisti a rifare il partito comunista e, mai superando la linea del loro orizzonte, hanno fallito e falliscono. Ci provano a fare una ex DC, una Democrazia cristiana emerita, e falliscono. Provano a fare un nuovo partito “a forte ispirazione cristiana, un partito di centro protagonista della rinascita italiana ma nella discontinuità dal triste ed opaco passato ventennio”, e falliscono perché la DC, comunque rivangata non ha e non può più avere quella cosa che imparò dai comunisti ed esercitò per quarant’anni nella vita politica italiana: l’egemonia. La quale vuol dire anzitutto accorgersi degli altri, mediare con le culture e le ragioni degli altri.

CREDERE IN UN MONDO POSSIBILE. Ma soprattutto non può darsi un partito cattolico, residuo della vecchia Cristianità, perché prima che l’albero caschi occorre affrontare problemi sconosciuti ad altre età, riguardo a cui un partito cattolico non ha alcun precedente, alcuna esperienza, alcun know how nei vecchi magazzini. Se i problemi di oggi, come instancabilmente avverte papa Francesco, sono i popoli frantumati, la guerra mondiale nascosta, artificialmente tenuta in piedi dalla produzione e dal commercio delle armi, se i problemi sono la società dell’esclusione, l’economia che uccide, la globalizzazione dell’indifferenza, l’ideologia dello scarto di esuberi, disoccupati, anziani, profughi, migranti, la persistente disparità tra uomo e donna e quella tra cittadino e straniero, allora ci vuole ben altro che un partito cattolico. Ci vogliono soggetti politici nuovi, non identitari, non separati, non confessionali, internazionalisti e a vocazione universale, però credenti che un mondo è possibile. Non solo che un altro mondo è possibile, ma che questo mondo è possibile, lo si può raddrizzare.

TAGLIANDO DEL MILLENNIO. Se tutta la predicazione di papa Francesco andasse a finire nell’imbuto di un partito a ispirazione cristiana, sarebbe il suo punto di caduta più arretrato. Invano egli avrebbe parlato ai movimenti popolari esortandoli a lottare contro l’ingiustizia, per la terra la casa e il lavoro, invano avrebbe chiesto di attivare processi, non occupare spazi, invano avrebbe invitato a preferire l’unità al conflitto, il tutto alla parte, invano avrebbe esortato a stare attaccati alla realtà, non al mito, invano avrebbe chiesto conto all’Europa non delle sue radici ma del servizio da rendere nell’incontro con altri popoli e culture, invano avrebbe detto amate lo straniero, aprite le porte e i porti ai naufraghi e ai migranti, salvate la Siria, ossia ogni terra a cominciare dalla più povera e violentata. Che è poi quello che abbiamo chiamato “fare il tagliando” al nuovo millennio appena iniziato, su cui si intratterrà la prossima assemblea di “Chiesa di tutti Chiesa dei poveri”.

METTERSI IN CAMMINO. Questo vuol dire che l’umanità si converta. Dal più piccolo al più grande, ognuno mettendo fuori le sue risorse, le sue cassette degli attrezzi, ognuno facendo, con gli altri, la politica del mondo. Non per ricavarne un potere. La politica non è solo il potere o fatta mediante il potere. Possono esservi partiti della società, non dello Stato, che anche se maggioritari non esercitino il potere, che decidano temporanee o permanenti astensioni dal potere, per meglio ispirare e vigilare e guidare il cambiamento. Possono esservi strumenti di nuova invenzione o, come dice il cardinale Bassetti, scuole, luoghi di confronto che nascano dal basso, come ad esempio una rete di associazioni civiche in cui scambiare “buone pratiche” e valorizzare i talenti inutilizzati; insomma, assicura Bassetti rievocando precedenti infelici tentativi, nessuna “Todi 3 o 4 all’orizzonte né tanto meno il progetto di un partito di cattolici sponsorizzato dalla CEI”. E dove andrebbe, se no, la laicità? La strada è un’altra: partire dall’agenda delle cose da fare, e vedere poi con chi si possono fare e come farle. Non sappiamo dunque che cosa potrà esserci, nessuno lo sa quando veramente in terra ignota ci si mette in cammino, seguendo una stella. Ma occorre mettersi in cammino.



agosto 15, 2010

INDICE AMBIENTE NATURA SALVAGUARDIA DEL CREATO

Filed under: ambiente — brianzecum @ 9:00 am

La scelta La Valle

Ha tanto amato il mondo  Casati

Le acque della vita  De Capitani

RIFLESSIONI DOPO LA LAUDATO SÌ

1.Crescita immateriale, decrescita materiale

2.La speculazione che uccide

3.Il paradigma di papa Francesco

4.Sobrietà: istruzioni per l’uso

Chi ha paura della Cina  Mazzucato

Dieci punti per far girar bene il pianeta  Viale

La via crucis del mondo   Mancuso

Il tempo della grande trasformazione  Boff

Violenza: quel giusto equilibrio tra cuore e mente  Mancuso

Capacità di adattamento e di autogestione

Agricoltura biologica contro la fame  Holt Gimenez

Salviamoci con il pianeta Terra   Zanotelli

Fukushima 11 marzo, punto di svolta?  Galtung

Se l’apocalisse nucleare fa paura anche al papa  Zizola

Messaggio finale Kingston

Dalla competizione alla cooperazione (Martirani)

Basi teoriche per una rivalutazione della natura? (Mancuso)

Quale percorso evolutivo nella natura? (Teilhard de Chardin)

Salute dell’uomo e salute del pianeta

Violentare o imitare la natura?

Colonizzazione della terra

Funzione strategica di cibo e foreste

Quando un’ideologia pretende di essere naturale

Il clima nelle mani di apprendisti stregoni

Esiste ancora la natura?

Se il mondo perde il senso del bene comune Rodotà

Immateriale e gratuito

Un mondo per pochi?

Referendum: votiamo per salvare  Zanotelli

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