Brianzecum

maggio 24, 2011

A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA

ORIGINE E VICENDE DELLA DIGNITÀ UMANA

di Piero Stefani*

Collegata al dramma degli immigrati  si può scorgere una violazione della dignità umana. L’atteggiamento dell’opinione pubblica nei confronti di questa violazione è paragonabile a quello assunto, a suo tempo, di fronte alle violenze sugli ebrei: si preferisce non vedere. Siamo tutti concordi a deprecare i lager, condannando anche l’indifferenza di allora. Sugli immigrati attuali siamo invece pronti a trovarne la responsabilità nelle dittature nordafricane, nel sottosviluppo, ecc., ma non nella nostra indifferenza. È chiaro che valutare il passato è molto più facile che valutare il presente. Cerchiamo allora di approfondire il significato della dignità umana, le sue origini – che potrebbero risalire alla cultura biblica – nonché le sue conseguenze sul piano civile, che si sono materializzate nel riconoscimento universale dei diritti umani.

Libertà di pensiero.  Quando si parlò di dignità e diritti umani (enunciati inizialmente dalla rivoluzione francese), l’atteggiamento della chiesa cattolica fu freddo, se non ostile. Ciò che destava maggiori problemi era il riconoscimento della libertà di pensiero, perché questa poteva essere intesa come legittimazione dell’errore. Era più facile parlare di diritti di giustizia (come farà più tardi la Rerum novarum) che riconoscere la libertà di coscienza come parte integrante della dignità umana. Piuttosto che di libertà di pensiero o di coscienza si preferiva parlare di retta coscienza, la quale veniva intesa come, in qualche modo, guidata. I manuali di teologia preconciliari non erano interessati specificamente all’uomo. Lo concepivano come oscillante tra due polarità: natura e sovra-natura (grazia). Davano dell’uomo una visione piuttosto statica, che ritenevano ascrivibile alla Rivelazione. Dove sta l’immagine di Dio in questo uomo? In ciò che lo distingue dagli altri esseri viventi: l’intelligenza e, soprattutto, l’anima, intesa quest’ultima come un’entità creata direttamente da Dio per ciascun uomo. Tema ribadito in particolare quando si è trattato di opporsi al clima materialista ed evoluzionista tra ‘800 e inizio ‘900.

Svolta antropologica.  Il Concilio vaticano II ha cambiato diverse cose, consentendo di collocare la centralità umana su uno sfondo biblico più dinamico, in quanto è subentrato il riconoscimento della libertà. La Gaudium et spes al n. 12 afferma: “La Bibbia, infatti, insegna che l’uomo è stato creato «ad immagine di Dio» capace di conoscere e di amare il suo Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse, per governarle e servirsene a gloria di Dio”. È ovvio che non può esservi signoria senza una qualche forma di libertà. Infatti più oltre, al n. 17, vi è un’importante affermazione: “l’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà”. Continua poi: “I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore tale libertà, e a ragione. Spesso però la coltivano in modo sbagliato quasi sia lecito tutto quel che piace, compreso il male. La vera libertà, invece, è nell’uomo un segno privilegiato dell’immagine divina. Dio volle, infatti, lasciare l’uomo «in mano al suo consiglio» che cerchi spontaneamente il suo Creatore”.

Incontro di culture.  Ecco dunque che il Concilio ha ripreso temi biblici sia con un’ermeneutica aggiornata, sia con la fiducia, propria di quei tempi (anni ’60), che la storia realizzasse di per sé certi valori anticipati dalla bibbia. Per dirla in modo sintetico: non c’è solo la natura, c’è anche la storia. C’era una fiducia nello sviluppo, che oggi è stata molto ridimensionata e che potrebbe essere sostituita dall’incontro delle culture. Inoltre mancava l’idea, oggi invalsa, che l’uomo non può fare a meno degli altri viventi, essendo parte dello stesso ecosistema. La biblica sovranità dell’uomo sugli altri viventi non potrebbe sussistere se questi mancassero. Un ultimo aspetto può essere sintetizzato nel fatto che, anche sul tema della dignità umana, non contano solo le cose, ma pure il modo di porsi di fronte alle cose: le culture sono il terreno proprio del modo di vedere le cose. Qui si innesta il tema dei diritti umani e del loro fondamento. Su quali basi o linguaggio li fondiamo? Trattandosi di temi che spesso ci precedono, possiamo parlare di incontro di linguaggi e di culture. È su questo piano che dobbiamo concentrare gli sforzi, con buona pace di chi teorizza lo scontro di civiltà.

La dignità precede la libertà.  La connotazione dell’uomo come immagine di Dio figura, in diversi punti e contesti, nei primi 11 capitoli del Genesi (il primo libro della bibbia). In particolare nei capitoli 1 (creazione), 5 (discendenza di Adamo) e 9 (nuovo ordine dopo Noè). Sono tutti riferiti ad un periodo precedente la storia di Israele, cioè prima della chiamata di Abramo; danno quindi indicazioni valide per tutta l’umanità. Dal contesto complessivo si può ricavare che la dignità dell’uomo viene prima della sua libertà. L’uomo, secondo la rilettura della creazione proposta mezzo millennio fa da Pico della Mirandola, ha la libertà di innalzarsi come un angelo o di abbassarsi come un bruto: la sua dignità permane anche in questa secondo caso. Non si è di fronte a un “bruto”, ma a un Uomo che si è fatto “bruto”. Anche nei casi estremi, non va dimenticato che seppure in un vicolo cieco si può sempre uscire: basta tornare indietro.

Fragilità e responsabilità.  “Chi sparge il sangue dell’uomo, dall’uomo il suo sangue sarà sparso, perché Dio ha fatto l’uomo a sua immagine” (Gn 9,6). L’accostamento tra violenza e immagine di Dio non è casuale. Significa il riconoscimento che la violenza è insita nell’uomo e gli ricorda la sua fragilità. Ma questa fragilità diventa l’occasione per evidenziare la responsabilità dell’uomo. L’immagine di Dio è insita sia nella fragilità dell’uomo che nella sua responsabilità verso il creato e gli altri uomini, in particolare nel contenimento della violenza tra gli uomini.

La bellezza del creato.  Merita un ulteriore cenno quanto, sempre riflettendo sul testo del Genesi, è stato intuito sulla dignità umana da Pico della Mirandola. Dio ha creato l’uomo perché voleva che ci fosse qualcuno con cui condividere il godimento della bellezza del creato. Oltre all’idea di uomo co-creatore, rilanciata dal Concilio, quel pensatore rinascimentale aveva introdotto l’idea di co-contemplatore del creato. La fondamentale positività del creato, nonostante le cadute dell’uomo, è del resto il messaggio di fondo ricavabile dal testo del Genesi e dal suo contesto. Le benedizioni di Dio e dei patriarchi ne sono il sigillo. L’indicazione di essere fecondi e moltiplicarsi non ha un significato demografico, ma va vista in quest’ottica di positività della vita. La vita è frutto di una benedizione e quindi val la pena di vivere. Possiamo dire sinteticamente: cos’è la dignità dell’uomo? È che la vita merita di essere vissuta.

*dalla relazione tenuta il 17-5-2011 al Meic di Lecco sul tema: L’uomo a immagine di Dio, fondamento della dignità umana?

 

Per riflettere:

-si preferisce non vedere le violazioni della dignità umana;

-c’è responsabilità nella nostra indifferenza;

-perché la chiesa era contraria alla libertà di pensiero;

-significato di retta coscienza e vera libertà;

-la svolta antropologica del Concilio;

-incontro di culture e di linguaggi;

-l’uomo non può fare a meno degli altri viventi;

-la dignità dell’uomo permane anche quando abusa della libertà;

-bellezza del creato e responsabilità umana.




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